PER ELISA – La disperazione di Paolo: «Non tornerò in India»

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Mai più. Non tornerò mai più in India». A telecamere spente, dopo l’intervista appena concessa ai microfoni di Uno Mattina – per la prima volta in Rai – Paolo Bosusco racconta del suo rapimento a opera dei guerriglieri maoisti in India. Non è la paura a tenerlo lontano dal Paese in cui ha trascorso gli ultimi 22 anni della sua vita. Il fatto è che il governo indiano, dopo il rapimento avvenuto nelle foreste dell’Orissa, ha deciso di chiudere ogni attività turistica nell'area. «Non ho più lavoro da quelle parti», e mentre lo dice, gli occhi gli si velano per la commozione.

Paolo Bosusco era stato rapito il 14 marzo scorso mentre con il compagno di trekking, Claudio Colangelo, si stavano bagnando in un fiume. «Pensavamo a cacciatori tribali, ma quando abbiamo visto che le loro armi non erano vecchi archibugi abbiamo capito», spiega. «Bendati abbiamo camminato per ore nella giungla. Poi siamo arrivati al campo e lì i guerriglieri hanno fatto un referendum tra loro: alcuni volevano ammazzarci subito perché pensavano che fossimo informatori, spie della polizia». Poi hanno capito e sono cominciate le trattative per il rilascio. «Andavo due o tre volte al giorno dal loro capo per chiedergli di rilasciare Claudio, che soffriva la prigionia più di me perché non era abituato alla vita della giungla. Per fortuna mi hanno ascoltato. Voglio dire che mi scuso con tutti quelli che si sono sentiti offesi quando ho affermato che le tre settimane di prigionia sono state come una vacanza. L’ho fatto solo per mio padre: ha 89 anni e mi stava guardando di sicuro in tv. Non volevo si preoccupasse ancora di più. Non so quanto tempo resterà ancora con me».

Elisa Isoardi

 

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