Porto in scena la mia nuova VITA

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È difficile pensare che la normalità possa essere considerata una malattia. Per chi nasce con un cuore malandato, qualsiasi situazione fra quelle che siamo abituati ad affrontare nella vita di tutti i giorni è uno scoglio a volte insormontabile. Trentaquattro anni fa, Simone Fraschetti è nato affetto da una malattia congenita estremamente rara e ha subito, nove anni fa, un trapianto di cuore. Da quella esperienza è nato “Appunti e scritti di un trapianto di cuore”, la storia autobiografica che Simone, insieme a Lisa Rosamilia e Giada Bernardini, ha deciso di portare in scena dal 19 al 22 aprile al Teatro Lo Spazio.

La sua è stata una malattia inizialmente invalidante, soprattutto negli anni della prima infanzia, ma che non è stata mai vissuta come un limite. Anche quando da bambino Simone non poteva correre insieme ai compagni. «La mia malattia è stata uno stimolo a crescere, a non buttarsi giù, a confrontarmi sempre con serenità con gli altri», racconta Simone. Dopo una serie di interventi chirurgici in Francia, al suo cuore è stato consentito finalmente di poter correre, fare sport. Ma non è stato sufficiente. A venticinque anni, il cuore di Simone inizia a cedere e, nove anni fa, Fraschetti è stato inserito al primo posto nella lista di attesa presso il Centro Trapianti del Policlinico Sant'Orsola – Malpighi di Bologna. Un’attesa indefinita, legata alla ricerca di un donatore compatibile con il suo gruppo sanguigno, che poteva durare tre anni come tre ore. Quarantuno giorni di attesa fino alla telefonata che ha cambiato la vita di Simone, nell’agosto del 2003. Lo squillo di un telefono collegato direttamente con il reparto di chirurgia dell’ospedale: «Buongiorno signor Fraschetti, è arrivato un cuore per lei. La aspettiamo in ospedale. Non si preoccupi, faccia con calma ma venga il prima possibile». In pochi minuti Simone è lì, pronto per ricevere un cuore nuovo. Quando si risveglia dopo quella lunga notte, Simone ha voltato pagina: «Non sono mai stato così bene, non solo dal punto di vista clinico, che paradossalmente è l’aspetto meno importante. Il trapianto è stato incredibile, la mia vita è cambiata per qualità e prospettiva». Una nuova vita per Simone, sottoposto a continui controlli come tutti i trapiantati. Un po’ come gli sportivi: «Chi si è sottoposto a un trapianto e chi fa sport ad altissimi livelli è continuamente monitorato. Un infarto può accadere quando si chiede al corpo di andare oltre le proprie possibilità. Ma quando si arriva ad avere quattro decessi in un mese (come è accaduto recentemente con il calciatore della Premier League Fabrice Muamba, unico sopravvissuto, il pallavolista Vigor Bovolenta, l'ex portiere del Foggia di Zeman Franco Mancini e il giocatore del Livorno Morosini, ndr) significa che la catena dei controlli si è interrotta».

Simone ha scoperto il teatro, arrivando alla decisione di portare sulla scena la sua esperienza tramite la parole, la musica e la danza. «Sono arrivato al teatro dopo il trapianto: una realizzazione personale essere riuscito a trovare il coraggio di fare una cosa come questa» e con lo spettacolo in scena al Teatro Lo Spazio, costruito attorno a un impianto scenico fatto di porte e finestre che non sono solo elementi decorativi del palcoscenico ma elementi funzionali in cui si danza, si fa musica e si fa prosa, Fraschetti mostra la realtà del trapianto: un rito di passaggio. «Esiste una condizione precedente all’interno, si è qualcosa prima. Poi si passa attraverso il rituale e da lì si accede a una nuova vita, diversi e rinati», spiega Fraschetti. Le porte e le finestre, che dividono una casa dal resto del mondo, una stanza dal cielo, rappresentano quindi questa soglia tra il “prima” e il “dopo”. Laddove la parola non riesce ad esprimere tutti i pensieri e le emozioni, con il rischio di diventare didascalica, banale o insufficiente, subentrano in sinergia la musica e la danza.

L’incasso dello spettacolo sarà devoluto alla Casa d’Accoglienza “Tetto Amico” realizzata dall'Associazione Trapiantati di Cuore presso il Policlinico Sant’Orsola/Malpighi di Bologna. “Tetto Amico” garantisce ospitalità gratuita ai pazienti trapiantati e ai loro familiari durante i periodi dei controlli medici pre e post trapianto. Durante le repliche di sabato e domenica, lo spettacolo sarà accompagnato dalla traduzione in lingua italiana dei segni a cura di Michela Ortolani.

Chiara Cecchini