LOREDANA BERTÈ, la signora che non tramonta

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Mandò affanculo la luna che era il 1997. Erano trascorsi due anni dalla morte, era maggio, della sorella Mimì dentro a un appartamento di provincia e lei, Loredana Bertè, seppellì il cuore e dimenticò che fu quella stessa luna, bussando «su un paio di occhiali da sole», a consegnarla definitivamente al successo nel 1979.

Perché nella vita privata e soprattutto artistica de La Bertè c’è un prima e un dopo Mia Martini: i successi arrabbiati di “Sei Bellissima” e “Non sono una signora”, cantati a squarciagola infilata in gonne troppo mini per tutte ma non per lei, s’azzittirono d’un tratto e Loredana con loro. Soffocante la solitudine, insopportabile sopravvivere all’unico amore di tutta una vita. E quando tornò a cantare – la voce nera che si riconosceva fra un milione e che non scolorì ma si fece inquinata – cantò di «una sera di maggio», «una sera gigante che stringe il cuore e impedisce il passaggio anche al dolore». Pensò di sparire, pensò di morire; si guardò intorno e vide quel che restava di una carriera, indossò gli occhiali da sole e mise su la faccia incasinata che si meritava, da dura, la sola che sapeva portare in giro.

Non s’è trascinata mai. Al reality ipocrita che è la tv del nostro tempo non s’è piegata. A costo di farsi dare della matta. E lo scorso febbraio, sul palcoscenico di Sanremo, ha stupito ancora: la rocker incazzata che s’esibisce al fianco del neomelodico Gigi D’Alessio, capace di seppellire la nera Macy Gray con una nerissima interpretazione di “Almeno tu nell'universo”. Mimì, di nuovo. Una rinascita, l’ennesima, consacrata dal tour “Io canto da sola”. Che stasera approda a Spazio 900. L’occasione per riascoltare, live, le hit intramontabili di una signora che non tramonta.

(chp) (Fra. Ga.)