Iraway, sperimentazione e voglia di emergere

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Di gruppi che appaiono nel mainstream per poi sparire nell’anonimato dopo un anno, al massimo due, ce ne sono tanti. Colpa di un’industria musicale troppo chiusa e selettiva? O delle band che non sanno vendere la propria immagine o accattivare in modo costante il pubblico? Forse entrambe le cose. Quello degli Iraway, però, è uno di quei progetti che nell’ombra non ci vuole stare. Il crossover fuso con il prog-metal di Dimitri Nicastri, Filippo Pizzoli, Marcello Silvestri, Jacopo Riccioletti, Cristiano Gizzie Catherine Lintonè di quelli che invocano spazio, visibilità, ascolto.

Ritmi ipnotici alla Dream Theater e Tool e sonorità dure e crude alla Limp Bizkit o P.O.D., uniti a tanta voglia di sperimentare, sono l’interessante biglietto da visita di una band che il mese scorso ha fatto il suo esordio nella scena underground con l’Ep “Heroes Of Other Times”, con il quale si intende “tirar fuori qualcosa di diverso, in cui le persone possano identificarsi o trovare dei punti di forza in un mondo instabile e sull’orlo del baratro. La nostra musica è sperimentazione ed antideterminismo musicale, qualcosa che genera delle emozioni che non possono essere etichettate”, a quanto rivela il batterista Dimitri. Ma c’è ovviamente dell’altro: “siamo stanchi della solita routine di mercato nella quale i gruppi appaiono e fanno il loro numero per poi sparire nella dimenticanza. Per questo vorremmo uscire dall’angusto panorama musicale italiano, confrontarci con altre realtà, crescere mentalmente ed arrivare alle orecchie di più persone possibili”. E’ importante anche avere fiducia in sé stessi, credere nei propri mezzi e mettere in gioco la giusta dose di spocchia. “Vogliamo rimanere impressi nella mente della gente. Abbiamo tante cose da dire e riteniamo che valga la pena ascoltarci” è dunque la pillola conclusiva di un gruppo dal potenziale non indifferente e da coltivare.

Marco Reda

 

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  Heroes Of Other Times