LILLO & GREG stingono il giallo (che diventa farsa)

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Dal 9 al 20 maggio, la compagnia Panni Sporchi porta sulle scene del Teatro Trastevere lo spettacolo "Il mistero del misterioso assassinio". Diretti da Barbara Lalli, gli attori Alessandro Perini, Alessandro Ibba, Laura Cirioni, Monica Ceruti e Andrea Rettagliati, Andrea Filosa riprendono la commedia virata in giallo scritta del duo comico Lillo e Greg nel 2000 e rappresentata per la prima volta all'Ambra Jovinelli.

La tranquilla, sonnacchiosa campagna londinese è sconvolta dall'efferato omicidio dell'anziana contessa Worthington. Il brillante detective Mallory ha chiamato a raccolta nel castello di famiglia, avvolto dalle nebbie, tutti i principali sospettati dell'assassinio della nobildonna per ricostruire con loro che cosa è realmente accaduto. Chi ha ucciso la contessa? La giovane e inquieta Margareth, figlia della vittima? O lo strambo nipote Harry Worthington? E se invece fosse stato Ashton Piboty, il giovane marito della contessa, scommettitore incallito e fedifrago, escluso dal testamento? Ma come si può non sospettare del maggiordomo, apparso all'ultimo momento? E non si può dimenticare Greta Gru zensmeyer, la devota infermiera della defunta. Si spengono le luci, sono tutti pronti, l'atmosfera e tesa e l'argomento scabroso quando accade un imprevisto: uno degli attori ha un malore e non può continuare la recita. A questo punto le vicende della compagnia degli interpreti si mescolano con quelle dei personaggi rappresentati sul palcoscenico. Cala precipitosamente la tela, tutti restano a bocca aperta, la compagnia cerca un modo per portare a termine lo spettacolo ma alla fine si arrendono: il capocomico deve annunciare al pubblico che la recita non potrà essere terminata. Ma ecco farsi avanti il più improbabile dei sostituiti: il bibitaro della sala, che si offre di interpretare il ruolo mancante perché ormai conosce a memoria le battute, avendo assistito a tutte le repliche.

Già dalle prime parole, però, si capisce subito che l'attore improvvisato sarà una mina vagante all'interno dello spettacolo. Impegnati a portare a termine lo spettacolo e, soprattutto, a far colpo produttore venuto ad assistere alla recita e che li sta studiando per un provino, gli attori cercano in tutti i modi di mantenere la propria dignità di interpreti ma il nuovo arrivato, nonostante la buona volontà, mischia le carte in tavola. La conoscenza della parte non è poi così perfetta, ha bisogno di qualche aiutino da parte dei colleghi e soprattutto occorre tappezzare la scena con pagine e pagine del copione.

Ma i fogli, si sa, sono leggeri, si spostano facilmente, nell'impeto della recitazione è facile prenderli in mano e spiegazzarli, gli oggetti di scena possono nascondere delle insidie per chi non li conosce e i suggerimenti sussurrati dai colleghi dietro le quinte a volte possono essere fraintesi (quasi una riedizione aggiornata della celebre scena della prova dei guitti di "Uomo e Galantuomo" di Eduardo De Filippo o del vecchio sketch di Gigi Proietti sull'attore allo sbaraglio). Tutti sono costretti allora a improvvisare, sforzandosi di mantenere la barra della storia e gestire come meglio possibile l'imprevisto. Così la trama vira precipitosamente dal giallo alla farsa, in un continuo gioco di metateatro. Anziché concentrarsi sulla necessità di arrivare alla soluzione del mistero, gli attori alla fine sembrano più interessati a farsi le scarpe l'uno con l'altro, per mettersi in mostra agli occhi del produttore e recitare ognuno i propri cavalli di battaglia, dalla scena del suicidio alle angosce del teatro russo, inquinati dalla presenza del bibitaro-attore. Gli equilibri della compagnia vengono sconvolti, la trama si perde sempre di più, personaggi strani appaiono e scompaiono. Alla loro terza prova teatrale, Lillo e Greg riescono nella costruzione di un testo geniale capace di mischiare la suspense dei gialli di Agatha Christie con la graffiante ironia di Neil Simon e di quel capolavoro del genere parodistico che è "Invito a cena con delitto".

Chiara Cecchini