Renzo Arbore, un tour lungo vent’anni

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E’ nato a Foggia nel 1937, ma dopo oltre vent’anni di Orchestra Italiana – l’ensemble che ha rilanciato in Italia e all’estero la canzone partenopea classica – Renzo Arbore è diventato quantomeno ambasciatore di Napoli nel mondo. E uno dei suoi cittadini più illustri. Da domani arriva a Roma il nuovo spettacolo dello showman, in giro per i palchi di tutto lo Stivale dallo scorso 13 aprile.

In scena fino a domenica i classici del repertorio dell’Orchestra, dai grandi successi televisivi a quelle sonorità che Arbore chiama le canzoni della memoria, con escursioni verso le musiche del sud del mondo. Il concerto inizierà con alcuni “ispirati omaggi” al repertorio partenopeo e proseguirà con un ricordo a Totò, con il montaggio degli sketch tratti dai suoi film e l’immancabile “Malafemmena”), a Murolo, una «persona – dice Arbore – di grande nobiltà intellettuale e morale. Un caposcuola della musica e un maestro. E’ l’artista napoletano che più di ogni altro ha lasciato un’antologia di capolavori ineguagliabili, patrimonio della canzone napoletana, mantenuti nella loro melodia originaria ». Il filo conduttore, naturalmente, è Napoli: la città, la gente, i suoi sapori e le sue atmosfere. Di sfondo scorreranno le immagini di alcune delle vedute più suggestive del capoluogo lombardo. In scaletta anche un “saluto” a Gabriella Ferri (con la celebre “Dove Sta Za Zà”) e all’indimenticato Nino Manfredi (ricordato con il brano “Tanto pe’ cantà”). Sono oltre vent’anni che il cantautore e conduttore italiano più conosciuto al mondo gira ininterrottamente con la sua Orchestra dagli Stati Uniti alla Cina, dal Messico al Canada. E ogni volta è come se fosse la prima: acclamatissimo ovunque.

Arbore è un innovatore della tradizione, che ha riabilitato il suono dei dimenticati mandolini e che si diverte a sperimentare originali contaminazioni tra rock, blues, country, reggae, sudamericani. Tra nuove energie ritmiche e sonorità inusuali, Arbore e l’Orchestra Italiana riescono a riportare all’attenzione del grande pubblico la melodia classica napoletana, viva – grazie a loro – come musica dell’oggi, e capace ancora di esprimere le emozioni più intense e travolgenti. Un’autentica impresa.