ELEMENT OF CHAOS live @ Closer – 17/05/2012

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Magliette strappate, ginocchiere, bende, sangue (ci auguriamo finto…) sui vestiti… è così che gli Element Of Chaos, sestetto Prog-Core della Capitale, si presentano all’appuntamento live di Giovedì 17 Maggio con il Closer di Roma. Di fronte ad un pubblico molto poco nutrito, essendo un infrasettimanale, alle 23:15 la pacata intro di tastiera di Daniel Mastrovito apre quello che di lì a poco si trasformerà in delirio, potenza disarmante, “disagio” per i timpani. Le smorfie del chitarrista Bruno Colucci all’avvio del riff principale di “Our Grace” sono da C.I.M, Andrea Audino al mic è una macchina da guerra che si scatena sottopalco, Claudio Finelli alla batteria è un trattore, il basso di Ermanno Uccellini lo segue a ruota: la guerra è iniziata. La successiva “Butterfly Effect” è energia allo stato puro, in stile Slipknot, in cui l’alternanza vocale nel ritornello tra Andrea ed il chitarrista Daniele Spigola è quantomai azzeccata. Un finale precisissimo all’unisono introduce “Zen’n’Chaos”, più alla Lamb Of God, dove Claudio dietro le pelli è costretto a sciogliersi i capelli, raccolti da un laccetto che sembra avvertire le vibrazioni incontenibili provenienti dal palco quasi quanto il pubblico. La chiusura a riccio intorno alla tastiera di Daniel durante il finale, con tanto di solo alla Schecter sette corde di Mr. Spigola, è simbolo di grande unione di gruppo, come una giovane famiglia che regna incontrastata nel “Chaos” totale da loro stesso creato.

C’è spazio anche per la tecnica, altra loro arma in più, quando nel finale della loro “Trilogy” si cimentano in un paio di minuti in strumentale che ricordano moltissimo i Dream Theater. Altra nota positiva va fatta per l’incredibile presenza scenica della band: i movimenti sul palco degli Element Of Chaos sono a dir poco inquietanti tra maglie distrutte, violente “scapocciate” e smorfie da possessione demoniaca. L’appello di Andrea di rompere il muro creato da porci e maiali al governo introduce il nuovo singolo “Utopia”, dove iniziano a sballare i primi volumi (voci) e nel break dalla “pezza” sovrumana, guardandoli, sembra di trovarsi di fronte a sei iene fameliche in attesa della preda da azzannare, sbranare, distruggere. Prima di “Science” il frontman Andrea, su un dolce tappeto di piano, svela il significato delle macchie di sangue (di nuovo, si spera finto…) sui loro panni, che rappresentano le ferite loro e di tutte le persone, dopodichè “Muffin Killer” chiude al meglio lo show di uno dei gruppi più talentuosi e promettenti della Capitale per tecnica, presenza scenica e resa live. L’imperativo è uno solo: aereo di sola andata per Los Angeles. Ora.

 

Marco Reda

 

1 – Our Grace

2 – Butterfly Effect

3 – Zen’n’Chaos

4 – Trilogy (Witch Of The West, Witch Of The East)

5 – Utopia

6 – Science

7 – Muffin Killer

 

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