MUSICPHOBIA live @ Closer – 17/05/2012

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Far partire un concerto alle 00.30 di Giovedì sera non è mossa granchè saggia, a cui purtroppo ci si è dovuti abituare, almeno a Roma. A risentirne è soprattutto chi va sul palco, con il rischio di scoraggiarsi per tanta desolazione sotto lo stage. C’è poi chi invece tira fuori la stessa grinta di un live ad Hyde Park, Londra, dimostrando professionalità e, soprattutto, tanta passione. Un esempio reale di tutto ciò sono i Musicphobia, quartetto romano a metà strada tra il Post Grunge e l’Alternative Rock in inglese, i cui componenti l’età del grande salto tra i pro l’hanno, ahinoi, già passata da un pezzo. L’ “ahinoi” è perché la maturità da loro sfoggiata sul palco del Closer di Roma la sera tra il 17 ed il 18 Maggio (dopo l’ottimo show di apertura degli Element Of Chaos) non ha nulla da invidiare alle band che girano il mondo in tour. Anzi…

La partenza con “I Feel Not Better”, in stile funky per poi adagiarsi sul rock più orecchiabile, mette subito in mostra il buon caldo timbro vocale del frontman Michelangelo Lubrano, esaltato ancor di più nella successiva “Raven Is Living” (perfetta per le radio). La grande intesa tra basso e chitarra, costante della band, viene messa in mostra in “Stones In The Air”, con struttura pop e sonorità più alternative. C’è tempo anche per la dedica al compianto frontman degli Alice In Chains, Layne Staley, in quella “The Prayer” che dagli stessi statunitensi prende sonorità orientaleggianti ed atmosfere introverse, aggiungendo la grande intesa tra voce principale e controcanti del chitarrista Giuseppe Silvestri. La distorsione al basso (con tanto di fischio assordante) del buon Fabio Mociatti compare soltanto al quinto pezzo (“Fake”), eseguito con grandi pulizia ed eleganza come il resto delle canzoni e chiuso dall’elegante solo in tapping del chitarrista Silvestri.

 L’ottimo ritornello di “Come To Me” anticipa “Eleanor Rigby”, cover dei Beatles durante la quale il pubblico sembra mostrare segni di vita (eccetto una signora accucciata in un angolo, immersa nei meandri del suo iPad bianco fiammante) e “TWSA”, altro capolavoro della serata e del repertorio dei Musicphobia (senza aver letto la scaletta sarebbe stato impossibile comprendere al volo il titolo, che per giunta è stato abbreviato…) in cui la voce si incastra alla grande con la chitarra nella parte iniziale. Ai limiti della perfezione possibile, inoltre, il finale con tre voci a cappella (Lubrano, Mociatti e Silvestri) armonizzate ognuna in diversa maniera, alla faccia dell’autotune. C’è ancora spazio per “Wasted Time” ed il suo ottimo bridge quasi psichedelico unito ad un chorus a metà strada tra Oasis e Beatles (dimostrazioni che di tempo, invece, non ne hanno affatto perso), l’hard-rock di “Undivided” con tanto di cambio look del frontman (velocissima la scala di chitarra che a un certo punto del brano ruba improvvisamente occhi ed orecchie al locale intero) e la splendida “Waiting For Tomorrow”, in cui l’ “open your eyes” cantato da Lubrano sembra essere un appello a popolo romano ed etichette discografiche di buttare un occhio su di loro. Il bis di “Rain”, richiesto dal pubblico, è forse troppo calmo per chiudere al meglio un ottimo ed intenso concerto, ma val bene per giungere ad un’ora netta di spettacolo. E che spettacolo.

 

Marco Reda

 

1 – I Feel Not Better

2 – Raven Is Living

3 – Stones In The Air

4 – The Prayer

5 – Fake

6 – Come To Me

7 – Eleanor Rigby (Beatles cover)

8 – TWSA

9 – Wasted Time

10 – Undivided

11 – Waiting For Tomorrow

12 – Rain

 

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