ANTICORPI, il teatro che va oltre il teatro

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Per debellare la disintegrazione sociale servono buoni vaccini e una massiccia dose di “anticorpi”. Per questo da oggi fino al 27 maggio al Teatro Furio Camillo va in scena la seconda edizione di “Anticorpi. Festival di teatro di integrazione sociale”.

Organizzata dall'omonima associazione culturale, la kermesse intende raccogliere in uno degli spazi storici della scena d’avanguardia della Capitale le diverse realtà teatrali che operano in ambito sociale e creare così una rete di conoscenza e comunicazione tra gli operatori del settore, favorendo la libera circolazione delle idee. Gli organizzatori hanno selezionato durante l’anno i lavori di altri gruppi teatrali, che andranno a comporre la rassegna alternandosi con le nuove produzioni delle compagnie che già hanno partecipazione all’edizione 2011, che fu all’insegna di un leitmotiv fantascientifico alla luce missione “avveniristica” di «diffondere anticorpi in un sistema culturale ormai esausto».

Sei spettacoli dalle forme e dai contenuti molto diversi ma accomunati dalla ricerca e dalla sperimentazione (a partire dai laboratori teatrali svolti nei cosiddetti “luoghi del disagio”) porteranno sulla scena compagnie di attori professionisti, disabili fisici e mentali, pazienti psichiatrici e anziani. L’obiettivo è quello di «dare visibilità e dignità al lavoro di associazioni che spesso trovano difficoltà a vedere riconosciuto il loro valore di espressione umana e artistica» e il festival diventa così un modo per alzare il sipario sulle diversità facendone scoprire tutta la bellezza e il potenziale creativo, offrendo al pubblico nuovi sguardi e riflessioni sulla realtà che lo circonda grazie alla magia del teatro. Un intento che ben si sposa con la linea del Teatro Furio Camillo, da sempre molto attento alle realtà emergenti e di impegno sociale. Il programma di quest’anno è strutturato in modo da aprire ogni sera – ad eccezione dell’ultima – con un “avanspettacolo”: un breve intervento che andrà a tradurre in forma di performance, video o radiodramma il lavoro delle altre cinque organizzazioni teatrali che “La cassetta delle lettere” della compagnia Paradosso38 Teatro, nata nel 1995 come associazione culturale Diverse Abilità e poi trasformatasi in compagnia di teatro professionale. La pièce sarà preceduta dall'intervento di Atmos Teatro, compagnia composta da attori non professionisti che lavorano sull’improvvisazione musicale. Mercoledì sarà la volta di “Carne”, del Centro diurno sperimentale integrato “La voce dalla luna” (della Asl Rm/E), da più di dieci anni impegnata nel campo della salute mentale mettendo insieme gli strumenti offerti dalla pratica psichiatrica e da quella artistica e considerando il teatro non come un luogo di terapia ma soprattutto come un altro modo di essere. Lo spettacolo sarà introdotto da “Aspettando l'onda (e se l’apparenza inganna, faccio un radiodramma)” di Susi Susha. Giovedì andrà in scena “Il classico dei classici”, uno studio su William Shakespeare di Adynaton – Officina di Teatro Sociale, che dal 2001 porta a teatro giovani coinvolti in procedimenti penali o in condizioni di disagio sociale e famigliare. L’avanspettacolo sarà a cura di Atmos Teatro, con “Tanto amore per nulla”.

Venerdì il Teatro InStabile di Porchiano proporrà “Tabù”. Attiva da un decennio, la compagnia conduce un’attività volta all’inclusione culturale delle diversità e della disabilità. L’apertura sarà affidata alla performance della compagnia di teatro integrato “Teatro Buffo”, che coinvolge operatori e volontari delle case famiglia di Roma, con “Prime visioni per una breve assenza”. La compagnia Magnifico Teatrino Errante, composta da attori disabili e non, porterà in scena sabato “Anche l’occhio vuole”, mentre il Teatro di Riabilitazione psicosociale del CIR presenterà in apertura una proiezione del laboratorio condotto da Nube Sandoval e Bernardo Rey. “Anticorpi” chiuderà domenica con “La Breve Assenza” di Teatro Buffo, a cui seguirà la cerimonia di premiazione e chiusura del festival.

Chiara Cecchini