MILICA TOMIC, a spasso col fucile

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Rileggere la storia. Milica Tomic, artista nata a Belgrado nel 1960 e dagli anni Novanta presenza assidua in alcuni fra i più importanti avvenimenti culturali e artistici della scena mondiale (e che ha partecipato a numerose Biennali dal 1998 al 2011) porta alla Galleria z20 la sua personale riflessione sulla storia e sulla violenza che hanno segnato i Balcani. Dal 23 maggio al 23 luglio, lo spazio di via della Vetrina gestito da Sara Zanin ospiterà la prima mostra personale dell'artista, una delle identità più influenti nel panorama artistico dell'est europeo dopo Marina Abramovic.

A cura di Eugenio Viola, la mostra ricostruisce, documentando con foto e video, l'esperienza che l'artista ha compiuto con la sua performance "One Day", iniziata nel 2009 a Belgrado con un'azione pubblica non autorizzata e poi portata a Copenaghen e infine nella Capitale. La generazione di artisti a cui appartiene Milica Tomic non ha potuto sottrarsi all'esigenza di confrontarsi con le ideologie politiche e con la storia, costretti negli anni Novanta a identificarsi e riconoscersi in base all'appartenenza a uno stato e a una nazionalità. Una condizione che non poteva essere ignorata e che ha costituito per necessità una parte importante, se non ineluttabile, della vocazione di questi artisti. La ricerca artistica della Tomic si è sempre articolata su due riflessioni principalmente politiche: la ricostruzione della memoria storica e il tema dell'identità nazionale e del civismo, con particolare attenzione all'importante che i media assumono nella vita di ogni giorno. Lo spunto è la disintegrazione dell'ex Jugoslavia e la Tomic rilegge il passato, i suoi simboli, le sue stratificazioni, attraverso un'esperienza e un atteggiamento mentale libero, caustico e provocatorio. Il titolo completo è "One Day, instead of one night, a burst of machine-gun fire will flash, if light cannot come otherwise", tratto da un frammento di un poema di Oskar Davičo (1909-1989), scrittore jugoslavo di lingua serba protagonista della guerra partigiana con il Movimento di Liberazione Nazionale, che più tardi avrebbe raccontato il difficile presente della Jugoslavia postbellica con romanzi dai tocchi surrealistici. In "One Day", Milica Tomic passeggia per le strade di Belgrado con un kalashnikov sotto braccio. Un gesto estremo che l'artista porta avanti con estrema naturalezza, mentre nell'altra mano tiene un sacchetto di plastica del supermercato, tra l'indifferenza generale delle persone che incontra, come se portasse un ombrello o un qualsiasi altro oggetto di uso quotidiano e innocuo. Imbracciando l'arma, Milica Tomic ripercorre i luoghi simbolo della storia e delle vicende partigiane del Movimento di Liberazione Nazionale durante la Seconda Guerra Mondiale contro l'occupazione fascista. E il ricordo della Resistenza accompagna anche le successive riprese della performance, ripetuta con le medesime modalità ma in altri luoghi in Danimarca e in Italia.

Con questa performance, Milica Tomic unisce il tempo passato, i ricordi della guerra e la memoria di quello che è stato, con il presente, non meno carico di violenze e soprusi che altro non sono che il retaggio politico, storico e culturale dentro cui si annidano nuove barbarie come il terrorismo e soprattutto l'ipocrisia della gente, chiusa in una prigione le cui sbarre sono costruite di indifferenza, rabbia e intolleranze, di ieri e di oggi. Per definire questa condizione, l'artista prende in prestito il concetto trotzkista di "guerra permanente". «Questo nuovo tipo di guerra ha introdotto uno specifico meccanismo di criminalizzazione e ha anche ridefinito particolari gruppi etnici, stati, gruppi religioni e organizzazioni politiche al di fuori della legge – spiega la Tomic – Un'epoca di guerra permanente che lascia una questione aperta: chi è il terrorizzato e chi è il terrorista?».

Chiara Cecchini

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