Fading Lost, l’urlo post-grunge di Morlupo

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Pare che Morlupo, piccolo comune della provincia romana, sia diventato da qualche anno la patria del punk-rock. Non sono pochi i gruppi emergenti che provengono da quelle parti che hanno come ispirazione icone americane come Green Day, Blink 182 e Sum 41. L’eccezione del caso è rappresentata dai Fading Lost, che di punk in realtà potrebbero avere soltanto la durata dei loro brani: quelle di Alexander Di Re, Eugenio Mancini, Fabrizio Presente, Leonardo Filippini e Leonardo Pilastri sono influenze che provengono da una branca differente, a metà strada tra il pop italiano ed il post-grunge americano di Alter Bridge e Stone Sour. Un semplice progetto di amici, desiderosi di metter su una band, si è pian piano evoluto nell’arco di due anni fino alla realizzazione dell’Ep di tre brani “Someone wins & someone loses” e la partecipazione a diversi contest regionali, in attesa di nuovi risultati: “vorremmo continuare il nostro viaggio in questo ambito e magari suonare su palchi importanti – le ambizioni del quartetto – mentre il sogno nel cassetto è quello di riuscire ad entrare nel mondo della musica internazionale, suonando di fronte a tanta gente che conosca e canti le nostre canzoni”. Sacrosante e sognanti aspirazioni di ogni ragazzo che, con in braccio una chitarra o un paio di bacchette, immagina di trovarsi a Wembley di fronte a centomila persone in delirio. Finchè arriva il duro risveglio della realtà.

Marco Reda

 

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