Andy Warhol, la cronaca diventa arte

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Meno noto rispetto ai cicli dedicati a "Marylin" e ai "Ketchup Heinz", quello delle opere sul tema dei titoli giornalistici è un filone affascinante dell'arte di Andy Warhol. Dal 12 giugno, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna ospita una selezione di circa ottanta opere tra dipinti, disegni, stampe, fotografie, sculture, film, video e televisione, basate per la maggior parte su notizie tratte dai tabloid, realizzate da Warhol nell'arco di un trentennio.

Ossessionato dal sensazionalismo dei media, Warhol setacciava i giornali e i tabloid da supermercato (in particolare il Daily News e il New York Post) che poi ritagliava, alterava, oscurava e riordinava testi, titoli e immagini originali, trasformandosi così in autore-editore (nel senso anglosassone del termine "editor", una via di mezzo tra il redattore editoriale e il caposervizio in un giornale). Warhol mette sullo stesso piano notizie di gossip (come la nascita del primo figlio della principessa Margaret d'Inghilterra, una sorta di Lady Diana degli anni Sessanta, costantemente seguita dai paparazzi per le sue uscite poco regali e la storia d'amore con il pilota divorziato Peter Towsend) ed eventi catastrofici (l'attentato di Kennedy, il terremoto in Irpina nel 1980), rivelando così la mercificazione delle passioni e delle catastrofi della vita contemporanea come appare dalle colonne delle pagine di cronaca. In questo modo la notizia diventa arte.

«La notizia non è un fatto ma la sua eco, la sua traccia, ciò che ne resta quando è già accaduto – spiega nel catalogo Electa la soprintendente della GNAM, Maria Vittoria Marini Clarelli – dunque non è il contenuto del messaggio ma la sua forma spazio-temporale. Warhol ci ricorda che un fatto, per quanto clamoroso, non si traduce in una notizia se non diventa un titolo, se cioè non assume una forma anche grafica». La mostra si apre con le opere degli anni Cinquanta e Sessanta e prosegue fino ai lavori degli anni Ottanta, realizzati in collaborazione con Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, facendo del lavoro di Warhol anche una testimonianza importante circa il grande cambiamento tecnologico che ha interessato il giornalismo e i media, dalla carta stampata alla televisione. Eppure, dal punto di vista concettuale, non è cambiato poi molto: la notiziabilità di un fatto degli anni Cinquanta è la stessa di oggi e il confine tra cronaca nera e gossip è ancora molto sottile: da un lato c'è l'evento drammatico, a volte luttuoso, che suscita reazioni emotive e dall'altro c'è la semplice curiosità del farsi i fatti degli altri.

La mostra nasce da un'idea di Molly Donovan, curatrice associata del Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea della National Gallery di Washington ed è già stata presentata al Museum für Moderne Kunst di Francoforte, per poi chiudere il ciclo con l'esposizione al Warhol Musem di Pittsburgh. La GNAM (che custodisce la serie di opere dedicata alla falce e martello di Warhol: "Hammer and sickle", del 1977) ha collaborato al progetto, con la partecipazione di Angelanderina Rorro. L'Italia occupa un posto importante tra gli "headline painting". Il più grande fra i lavori realizzati da Warhol e presentati nella mostra è quello che riproduce per tre volte la prima pagina de "Il Mattino" di Napoli del 26 novembre 1980 con il drammatico titolo «Fate presto», a tre giorni dal terremoto che sconvolse l'Irpinia (il titolo completo era «FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla»). All'indomani di quel tragico evento, il galleria napoletano Lucio Amelio chiamò intorno a sé amici e colleghi artisti per realizzare una serie di opere sul terremoto: Warhol partecipò insieme a Jospeh Beys, Keith Haring, Pistoletto, Alfano, Mapplethorpe (l'intera collezione si trova esposta negli appartamenti storici della Reggia di Caserta). «Questo trittico monumentale contiene almeno tre elementi-chiave della poetica di Warhol – spiega Marini Clarelli – il tema ricorrente del disastro (che sia un incidente stradale, l’assassinio di Kennedy o il fallito attentato che nel 1968 ebbe come bersaglio lo stesso artista) e le due operazioni linguistiche della riproduzione (l’immagine tal e quale) e della ripetizione (l’immagine reiterata con variazioni cromatiche)».

Chiara Cecchini

INFO

Viale delle Belle Arti 131 Fino al 9 settembre Da martedì a domenica Dalle 8.30 alle 19.30 L’ingresso è consentito fino a 45 minuti prima della chiusura Biglietto 10 euro