Madonna sacra e profana

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Dopo la svastica proiettata sulla fronte di Marine Le Pen durante il concerto di Tel Aviv (con conseguente richiesta di risarcimento milionario da parte della leader del Front National) e dopo lo spogliarello improvvisato a Istanbul sulle note di "Human nature", chissà che cosa si dovrà aspettare il pubblico che stasera accoglierà Madonna nella prima delle tre date italiane del suo tour allo Stadio Olimpico.

La regina del pop ha tirato fuori dall'armadio il suo armamentario di lustrini, croci e corsetti per presentare il suo ultimo album "MDNA", un disco che se da un lato segna una svolta ancora più decisiva verso la dance music con venature elettroniche, dall'altro tenta di riportare indietro le lancette dell'orologio ai bei vecchi tempi andati, quando Miss Ciccone scandalizzava il mondo per i suo accostamenti tra sacro e profano (l'ultima fatica di Madonna non ha convinto né i critici né – a quanto pare – i fan, visto che le vendite stentano a decollare).

Gli spettatori si preparino quindi a un live in grande stile, una sorta di "concept" che affronterà ancora una volta il tema del peccato e della redenzione. Ormai splendida cinquantaquattrenne (grazie ai miracoli congiunti di yoga, fitness, diete e chi più ne ha più ne metta), l'ex Material Girl è diventata finalmente una donna adulta e matura e come tale vuole farsi conoscere e rispettare in mezzo alla pletora di starlet e nuove dive del pop che vorrebbero rubarle lo scettro (e che negli anni hanno dimostrato di non avere la stamina di questa signora che nonostante gli eccessi è riuscita a restare sulla cresta dell'onda senza perdersi nel gorgo come Britney Spears e tante altre). Madonna si presenta non solo come star e artista (dopo aver fatto la storia come musicista, essersi impegnata come attrice, tra biopic, commedie e thriller soft-porn, aver debuttato alla regia con "WE", nei cinema italiani in questi giorni) ma anche come donna, madre, moglie, fidanzata, amante che ha lottato, ha perso le sue battaglie ma ha imparato a incassare i colpi, ha peccato ma spera nella redenzione.

Tolte le hit-tormentone di "MDNA", al quale hanno collaborato nomi come Benny Benassi e William Orbit, il disco dispiega questa voglia di cambiamento con la trilogia sentimentale di "I Don't Give A", "I Fucked Up" e "Best Friend" ma soprattutto con "I'm a Sinner" e "Falling Free", tra ammissioni di colpevolezza disarmanti e invocazioni alla Vergine Maria, Gesù, San Cristoforo, San Sebastiano e Sant'Antonio, con tanto di atto di dolore. E dopo aver ribadito chi comanda sulla scena musicale con le sedici tracce inedite di "MDNA", Madonna ha fatto in modo che anche il suo spettacolo live segnasse la differenza con le sue epigoni, mettendo su due ore di spettacolo tra effetti speciali, proiezioni shock sui megaschermi, coreografie spettacolari, sperimentazioni musicali e provocazioni, altari, croci, incensi, svastiche, feticismo, lolite e cheer leaders, pistole e kalashinkov, otto cambi di look (tra cui la versione aggiornata del celebre reggiseno con le coppe appuntite disegnato da Jean Paul Gaultier nel 1990 per il Blonde Ambition Tour), una troupe di più di venti ballerini e un coro gospel. E qualora il messaggio non dovesse essere chiaro, Madonna lascia che sia la sua musica a parlare per sé. La scaletta – che spazia naturalmente dai classici "Papa Don't Preach", "Like a Virgin", "Vogue" fino alle ultime hit come "Hang Up", "Girl Gone Wild" e "Give me all your luvin'" – comprende anche un singolare medley di "Express Yourself" e "Born This Way" di Lady Gaga, l'odiata/amata aspirante erede. All'inizio Madonna si dimostrò lusingata dell'omaggio tributatole dalla giovane collega ma nel tempo deve aver realizzato che il confine tra "omaggio" e "plagio" è molto labile e ha preferito lanciarle una stoccata: il medley sottolinea le evidenti similitudine tra le due canzoni e, nel caso qualcuno avesse ancora un dubbio su chi detiene il potere, Madonna conclude l'esibizione con la canzone "She's not me".

Chiara Cecchini