Il cinema in fotografia

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Il cinema italiano dal periodo dei telefoni bianchi alla dolce vita rivive nelle fotografie dei suoi principali protagonisti. Da domani al 28 ottobre, al Museo di Roma di Palazzo Braschi, la mostra “Ombre e luci (1920 – 1960). Volti del cinema nei ritratti di Manlio Villoresi” espone circa novanta immagini degli attori dell’epoca, immortalati a mezzo busto, a figura intera, in abiti di scena o vestiti secondo i canoni di allora.

Tutte le opere provengono dalla raccolta di oltre 1.500 negativi del fotografo Manlio Villoresi, che dopo aver appreso la professione nella sua Città di Castello grazie al padre Aristide, si trasferì a Roma aprendo lo studio in via Veneto 96, diventando presto uno dei fotografi preferiti dal mondo artistico e dalla buona società romana. L’esposizione raccoglie principalmente ritratti di attori e cantanti che rappresentano la parte più significativa dei suoi lavori. Se alcuni dei ritratti eseguiti da Villoresi alla fine degli anni Venti risentono del gusto flou dell’epoca, con accorgimenti come l’uso mirato delle luci o l’effetto di vento fra i capelli che rendono le immagini più costruite, la successiva produzione del fotografo è meno pittorica: spesso si tratta di primi piani dove la persona raffigurata è rappresentata in maniera diretta con attenzione ai risvolti psicologici e ai riflessi naturalistici.

Attraverso vintage, stampe recenti e negativi su lastra in vetro si possono ammirare, per il grande teatro di prosa e lirico, le immagini della Duse, di Emma Gramatica, Ruggero Ruggeri, Antonio Gandusio e Mario Del Monaco. Il cinema italiano del periodo fascista mostra Annibale Ninchi, protagonista del film Scipione l’Africano, accanto a interpreti del filone di evasione detto dei “telefoni bianchi” quali Elsa Merlini e Nino Besozzi, oltre alla grande diva del momento, Doris Duranti. I ritratti di Anna Magnani, Raf Vallone e Massimo Girotti riportano agli anni del Neorealismo, il desiderio di rinascita e di evasione proprio di alcuni film dei primi anni Cinquanta è ricordato da Ave Ninchi o Isa Barzizza e Franca Faldini, attrici di Totò, la seconda anche sua compagna nella vita. I giovani Gassman e Mastroianni introducono verso la commedia all’italiana e gli anni della “dolce vita”. Non mancano poi ritratti di dive di tutti i tempi come Isa Pola, Maria Mercader e Anna Maria Ferrero. Alle soglie del boom economico degli anni Sessanta riviviamo il diffondersi della canzone italiana con Domenico Modugno, e della televisione con Paolo Carlini e Alberto Lupo, interpreti di indimenticabili sceneggiati. Accanto ai ritratti, infine, è esposta una selezione di costumi cinematografici provenienti dalla Fondazione Annamode. L’esposizione, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale, è a cura di Anita Margiotta e Alessandra Grella.

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