L’hip hop latino dei Cypress Hill

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Venti milioni di copie vendute e quindici dischi di platino sono il loro migliore biglietto da visita. Da venti anni raccontano la dura e cruda vita di strada dei sobborghi di Los Angeles, tra droga e spari, sangue e alcol. Tra americani e messicani. I Cypress Hill – stasera in concerto all’Ippodromo di Capannelle – sono a tutti gli effetti i padrini dell’hip hop, anche perchè del genere sono innovatori con il loro “spanglish”, americano misto all’idioma ispanico, oltre che una delle formazioni più longeve.

Da oltre due decenni infatti B-Real & co. fanno la voce grossa con le loro rime controtendenza, controcorrente. Contro. La storia (il mito) inizia addirittura nel 1986, quando i fratelli cubani Sen Dog e Mellow Man Ace conoscono Dj Muggs e B-Real. La formazione si chiama DVX e canta in slang latinoamericano. Quando Mellow abbandona (1988), i tre rimasti nel gruppo optano per il nome attuale, ispirandosi a una strada locale di Los Angeles. Dopo un ep datato 1991, il disco d’esordio – omonimo – arriva l’anno successivo: è un lavoro che scuote il mondo del rap e dell’underground di tutto il mondo. Lo stile è cupo, la voce nasale di B-Real la fa da padrona. E poi c’è la fissazione per la marijuana, presente nei loro brani al punto da farli diventare i portavoce del movimento per la sua legalizzazione.

“Black sunday”, il loro secondo album, li fa balzare, è il 1993, al primo posto della classifica americana grazie al famosissimo singolo “Insane in the brain”: la realtà di periferia dei Cypress Hill è ora al centro del mondo. Il terzo lp, “Temples of boom” (1995) sembra quasi uno spartiacque: vende un buon numero di copie ma segna anche la fine di un periodo: quello della giovinezza più istintiva. Cinque anni più tardi infatti esce “Skull & bones”, doppio cd “della maturazione” in cui l’hip hop si mischia anche ad altri generi, primo fra tutti il rock. Una vera e propria svolta, e una svolta di successo.

A darne la conferma, nel 2002, è “Stoned raiders”, un album decisamente rapcore e decisamente apprezzato da rocker e punkster. Se prima avevano conquistato l’hip hop, ora hanno conquistato la musica. Nel successivo “Till death do us part” aprono anche al raggae, e in tracklist propongono anche una cover di “Guns of Brixton” dei Clash. Tanto per ribadire la propria assenza di confini. L’ultimo disco è del 2010: “Rise up”. Sul palco del “Rock in Roma”, così come in quello dello Sherwood festival di Padova mercoledì, i Cypress Hill saranno accompagnati da Everlast degli House Of Pain, che presenta i brani del suo nuovo album “Songs of the ungrateful living”, uscito in Italia il 5 marzo.

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