Paul Weller, questione di stile

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Il 18 giugno scorso, per i settant’anni di Sir Mc Cartney, impugnò la chitarra e regalò al baronetto e al mondo tutto una sua versione del classico “Birthday”, brano d’apertura del secondo disco del “White album” targato Beatles. «Una prova d’incondizionato amore per uno dei miei eroi», disse nell’occasione in un’intervista. «Fu lui, insieme agli altri tre Fab, a farmi scoprire la musica». Ladies and gentlemen, this is Paul Weller, stasera in concerto all’Atlantico Live. Il “padre del mod” è un signore con lo stesso tagli di capelli da trent’anni e la faccia da eterno ragazzino: l’eleganza fatta artista e non solo per via di quel doppio petto blu sempre avvolto indosso e simbolo di un’intera generazione inglese.

I proventi del pezzo rivolto a Macca, andati in favore di un’associazione no-profit che aiuta e assiste bambini che si trovano in aree di conflitto, la dicono lunga sullo stile del genio britannico. Paul è uno che non s’è mai svenduto nemmeno negli anni Settanta, quando nel bel mezzo dell’esplosione punk si guadagnò con i Jam le vette delle chart strizzando l’occhio al rhythm’n’blues e al soul e addolcendo il brit rock dell’epoca con sonorità d’oltreoceano e ritmi jazzy. Fu proprio la passione “nera” a spingere Weller a mollare il gruppo all’apice del successo. Gli Style Council, questo il nome della nuova formazione, nacquero a distanza di soli tre mesi da quell’abbandono eppure avevano già voltato le spalle al presente. La band scandì a suon di ballate souljazz, dal piglio romantico e fatalista, il malumore del popolo di Sua Maestà nei confronti del conservatorismo “di ferro” di Lady Margaret Thatcher.

Cinque dischi e l’impronta su un intero decennio non bastarono neanche quella volta a trattenerlo dal desiderio di rinnovamento. Era una necessità. Nel 1992 partì così l’avventura solista, che dura tutt’ora e che è giunta con “Sonic Kicks” alla decima pubblicazione. Un cammino frenetico all’insegna della continua sperimentazione dei generi. «Sarà così per sempre, almeno fino a quando non collasso» ha detto il cantautore dandy con lo sguardo rivolto solo al futuro. D’altra parte la sua musa è l’altro Paul, quello di Liverpool: quello «incredibile perchè a settant’anni propone ancora musica nuova».

Francesco Gabriele