Julio Larraz, la mia amata Cuba

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L’anima, i colori e le contraddizioni dell’America Latina rivivono nelle tele di Julio Larraz, esposte da oggi fino al 30 settembre al Complesso del Vittoriano. Con oltre cento opere tra olii su tela, disegni, acquerelli e sculture, il cubano Larraz testimonia il proprio amore verso la terra natia.

Nato nel 1944 all’Havana, Larraz iniziò a dipingere molto presto, per poi trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti. Nel 1961 raggiunge Miami insieme al padre editore e alla madre, che prima dirigevano insieme un importante quotidiano, per poi stabilirsi l’anno successivo a Washington e infine a New York. Nella Grande Mela inizia la sua avventura, disegnando caricature (una delle sue prime attività quando iniziò a dipingere da ragazzo) di politici, che verranno pubblicate sul New York Times, Washington Post, Chicago Tribune, Vogue e altri.

Ma l’amore per la pittura fu più forte del resto e nel 1967 decide di dedicarvisi interamente. Affascinato dalla luce e dall'atmosfera delle colline della Hondo Valley, Larraz si trasferisce a San Patricio, in Messico, ma continua a girare per il mondo, da New York a Parigi, da Miami a Firenze e nuovamente a Miami, dove risiede e lavora con la famiglia. Tra i maggiori artisti latino-americani, Larraz è attirato come tanti suoi colleghi dalla raffigurazione del potere e dei suoi effetti, svelando con le proprie immagini cariche di ironia, le ossessioni, l’irrazionalità e l’inconsistenza dei dominatori; l’unico modo per non restare incantati dalla vacuità e dalle debolezze di contenuto del potere è il gioco, sembra dire Larraz, che ingigantisce le proporzioni, sovverte gli equilibri, sottolinea le incongruenze del potere anche quando si presenta sotto spoglie apparentemente innocenti.

La sua pittura si carica di molteplici sfaccettature: dal ritratto ai paesaggi alle raffigurazioni femminili. L’ispirazione viene dalle influenze della sua terra d’origine ma anche dal Surrealismo e, altra grande passione, dal Quattrocento italiano e dalla pittura di Caravaggio («Ho sempre sentito di essere pittore, fin da quando, da piccolo, vidi tra i libri di mio padre i dipinti di Caravaggio »), attingendo anche a un ampio bagaglio di riferimenti culturali, sociali e politici che vanno dalla storia dell’America Latina alla mitologica greca. Nei suoi ritratti come nelle sue nature morte, l’artista fotografa i suoi soggetti facendone degli elementi classici e moderni al tempo stesso. Le sue opere rivelano un fondo allegorico e onirico, rappresentando spesso una situazione di quiete sospesa nell’attesa di qualcosa di sconosciuto che però deve ancora arrivare.

«Larraz è pittore fortemente allegorico. Più allegorico che simbolico perché affida l’espressione di un concetto alle immagini non sempre attraverso la consequenzialità diretta e immediata», scrive il curatore della mostra, Luca Beatrice. «Se l’universo teorico-artistico di riferimento per Larraz è il Surrealismo – continua ancora – il circo è il teatro popolare in cui acrobati, clown, equilibristi, mangiatori di fuoco, ballerine e animali recitano ogni giorno la propria metafora esistenziale, tra sorriso e pianto, divertimento e angoscia».

Chiara Cecchini