Marco Guazzone, l’amore secondo me

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La tua canzone rifugio. 

«La mia canzone rifugio?». 

La tua canzone rifugio. Che non è la tua canzone preferita; e neppure quella della tua vita. Che è la canzone dove trovi conforto. O riparo. 

Allora fa un mezzo giro sullo sgabello e mette su una faccia pensosa.

«Suonala» gli dice Andrea Benedetti, che è il chitarrista degli Stag e un suo amico e che adesso per quest’intervista s'improvvisa suggeritore; «Dai suonala» insiste «fagliela sentire. Tu sai quale». Lui capisce e spiega che «no, non è quella la mia canzone rifugio». «Okay, ma tu falla lo stesso». Lui un poco protesta e sbuffa, però sorride e poi s'alza in piedi, sui piedi scalzi, e va alle tastiere: «Mi verrà malissimo» s'arrende, ma ha già gli occhi chiusi, Marco Guazzone, che degli Stag è la voce e il pianoforte e ha ventiquattro anni e un gran talento, e che adesso sta chiedendo, lo sta cantando, «who wants to live forever?», e sono i Queen, è Freddy Mercury, «chi vuol vivere per sempre?».

E tu, vorresti vivere per sempre?

 

                                                                      ***

Poco lontano dal gazometro dell’Ostiense, dentro a un garage che una volta era un deposito di formaggi, in una saletta piccola piccola, Marco Guazzone e il suo gruppo, gli Stag, provano per il concerto di giovedì 19 luglio al Roma Vintage. Con un album uscito ad aprile che si chiama “L’atlante dei pensieri”, cantato (bene) in due lingue, italiano e inglese, e la partecipazione nella sezione giovani del Festival di Sanremo 2012 con il brano “Guasto”, Guazzone, che nei locali della capitale suona (bene) già da qualche anno, ha finalmente messo un piede nel mondo dei grandi. Per la critica è fra i talenti emergenti del panorama musicale italiano, «ma io non ci penso e per questo non ho paura di cadere dall’alto delle aspettative altrui». «Quello a cui penso io è soltanto far musica, perché la mia vita è la musica che faccio, le cose che scrivo. Con loro, coi ragazzi del mio gruppo passiamo giornate intere e gran parte delle notti» – come questa notte – «qui dentro a provare, a suonare, a parlare di musica e ad ascoltarla. Guardiamo un mucchio di film insieme, anche. E giochiamo a pallone insieme, anche; io faccio il portiere» e sorride «e fra vent’anni, mi stai chiedendo come sarò: può darsi un po’ ingobbito e ancora così alto e così magro, spero realizzato, un musicista finito da poterci vivere e guadagnare, da poterci mangiare, visto che ora io e i miei amici siamo ancora poveri». «E vorrei fra vent’anni scoprirmi saldo nei sentimenti, con meno dubbi di oggi e la testa libera da tutti questi pensieri che ora m’impicciano il cervello». E fra vent’anni Marco Guazzone custodirà ancora come adesso – e questo è un augurio – il suo legame con l’infanzia; con le favole e le cantilene e le ninnananne che ne affollano le canzoni e che sono «il mio modo per dire le cose come stanno, senza filtri, come fanno i bambini».

                                                                    ***
 

E tu, vorresti vivere per sempre?

«Non senza amore».

 

Allora vorresti essere innamorato per sempre?

«No, perché c’è bisogno a volte di nuovi inizi».

 

«Oggi sono innamorato» e sorride.

 

                                                                     ***

Sull’amore Marco Guazzone ha scritto una canzone che è un manifesto: Love will save us. Fox Life l’ha utilizzata nel 2010 per il suo spot di San Valentino; parla di speranza e di come se pure tutto sembra perduto, l’amore può salvarci. «Quando canto le mie canzoni mi succede sempre di rivivere quel che ho provato quando le ho scritte. E se canto di una storia che è finita, finisce ogni volta che canto. Ma anche questo è un modo per andare avanti. Per superare. E per sperare. Perché i muri, anche quelli più alti, si buttano giù; e se non ci riesci devi aggirarli, devi percorrere una strada più lunga se serve, pur d’arrivare. E sai, mettila come vuoi, ma io dico, ne sono convinto, che l’amore significa speranza. E che la felicità esiste».

 

E tu, sei felice? «Non sono triste».

 

                                                                      *** 

«Minuetto. Di Mia Martini».

«La mia canzone rifugio è Minuetto» e sorride.

 

 

Christian Poccia