Elio e le Storie Tese, colti & demenziali

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Dopo aver sconvolto e spiazzato i provider e i loro blocchi spam con il nome del loro nuovo tour, Elio e le Storie Tese ci riprovano e fanno impazzire ancora una una volta le caselle di posta elettronica: il loro “Enlarge your penis Tour” torna nella Capitale dopo le due date sold out invernali all’Auditorium della Conciliazione e sarà protagonista di una nuova tappa all’Ippodromo delle Capannelle per il festival “Rock in Roma”.

Gli EelST sono il gruppo cult per eccellenza: nati e proliferati nell’hinterland milanese, tra esibizioni nei locali e nei club e infiniti bootleg pirati (come non citare il mitico “Live in Borgomanero” nel 1987) prima che nel 1989 uscisse il primo lp, l'impronunciabile “Elio samaga hukapan kariyana turu”; approdati al Festival di Sanremo 1996 (tra lo sconcerto di Pippo Baudo, gran cerimoniere e custode della tradizione); ancora oggi alla ricerca della sperimentazione e dell’irriverenza, anche se si sono accasati nello studio di Serena Dandini con le loro parodie troppo intelligenti.

Colti e accademici, citazionisti intelligenti, virtuosi di lusso, Elio e le Storie Tese nascono all’ombra della Madonnina nel 1980, guidati da sempre da Stefano Belisari alias Elio, frontman polistrumentista e flautista diplomato al Conservatorio, che mette su negli anni una “banda” di suonatori folli e geniali come Cesareo e Rocco Tanica, Faso e Christian Meyer, il compianto Feiez (Paolo Panigada, morto per un’embolia durante un concerto nel 1998), “l'artista a sé” Mangoni, compagno di scuola di Elio e architetto di grido. “Svelgiatevi”, “Born to be Abramo”, “John Holmes”, “Nubi di ieri sul nostro domani odierno”, il dialogante “Cara ti amo”: brani cult che accrescono sempre più la fama dei nostri.

Nel 1991 divengono gli eroi della contestazione quando vengono censurati in diretta dalla RAI al concertone del Primo Maggio mentre Elio stravolge la scaletta e attacca un rap improvvisato sugli scandalosi protagonisti della Prima Repubblica («Come Jim Morrison!», urlò Elio). Nel 1996 occupano il palcoscenico del Teatro Ariston e sconvolgono il festival con “La Terra dei Cachi” (la canzone meno festivaliera che si potesse immaginare: un insieme di desolanti luoghi comuni e mezze verità sulle miserie del Bel Paese) con la quale sfiorano la vittoria, arrivando secondi: sua Pippità non approvò e consacrò vincitore Ron.

Gli Elii sono passati dalle musicassette clandestine dei primi live, oggetto di culto e di ribellione post adolescenziale per migliaia di giovani costretti ad ascoltare di nascosto nel walkman i loro testi irriverenti e sempre sul filo del doppio senso e dell'ironia dissacrante) ai cd “prét a porter”, masterizzati e venduti direttamente al pubblico un'ora dopo l’esibizione fino all'ultima frontiera delle chiavette usb ricaricabili. Il gruppo rock più eclettico e dissacrante della musica italiana (ma perché, quanti ce ne sono in realtà come loro?) continua la sua tradizione di esibizioni live che fanno la gioia dei fan: ognuno di questi è un evento a sé, la scaletta del concerto cambia ogni volta, incerta fino all’ultimo, dialoghi e improvvisazioni tra band e pubblico rappresentano sempre un'incognita affascinante e divertente.

Chiara Cecchini