Patti & Alanis, il rock è femmina all’Auditorium

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L’Auditorium Parco della Musica si tinge di rosa e ospita due signore del rock: Patti Smith e Alanis Morrisette. La sacerdotessa della New Wave sarà protagonista stasera dell’evento in programma alla Cavea, dove fa ritorno dopo cinque anni di assenza e a dieci anni dall’inaugurazione dello spazio creato da Renzo Piano. Domenica sarà invece la volta della cantante canadese, una dei protagonisti della scena rock internazionale. Entrambe presenteranno a Roma un nuovo disco di inediti, insieme a un’antologia delle canzoni che le hanno accompagnate nella loro lunga carriera.

Ragazza madre di Chicago, esistenza vagabonda e al limite nei bassifondi della Grande Mela di fine anni Sessanta, Patricia Lee Smith entra presto in contatto con i circoli giusti, dalla Fabbrica di Andy Warhol alla poesia di Bob Dylan, dalle pièce di Sam Shepard al punk di Lou Reed alla fotografia di Robert Mapplethorpe. Nel 1975 esce il primo album “Horses”: nove tracce che catapultano la Smith nell’empireo del rock, per un lavoro personalissimo, originale, poetico e dirompente. I suoi testi riprendono quelli di Allen Ginsberg, Kerouac, Borroughs e del maudit Arthur Rimbaud, la sua voce graffiante, rabbiosa e dolente è inconfondibile.

Figlia di una coppia di insegnanti, cresciuta a cavallo tra la Germania e il Canada, Alanis Morissette si fa conoscere a dieci anni nello show televisivo “You can't do that on television”, si lascia alle spalle l’esperienza da babystar e nel 1995, a quattordici anni, incide il suo primo disco con la MCA, mentre con il secondo album si fa notare da Madonna, che con la sua etichetta Maverick produce il disco della svolta, “Jagged little pill”. Un’esplosione di vitalità, di gioia di vivere, di emozioni e malinconia, a partire dall’inno “You oughta now”: rabbiosa e straziante reazione all’abbandono da parte dell’uomo amato (Adele non ha inventato niente, insomma). Nel 2005, per festeggiarne il decennale, è uscito la versione acustica di “Jagged little pill”.

Replicare un successo simile è stato difficile, per entrambe. La Smith fece centro qualche anno dopo con il secondo album “Radio Ethiopia” (guidata dalla trascinante “Because the night”, scritta insieme a Bruce Springsteen, ormai sublimata nel mito grazie alla sigla di “Fuori orario” con le immagini de “L’Atalante” di Jean Vigo). Con il tempo, la vena ruvidamente punkrock della cantante di Chicago si è andata annacquando, ritagliandosi un ruolo più da sciamana, poetessa itinerante, attrice, impegnata in cause politiche come l’occupazione del Tibet. L’ultimo album, “Banga”, segna un ritorno in positivo. Ogni canzone è un omaggio, una dedica a personaggi storici che hanno influenzato la Smith o persone reali che hanno attraversato la sua vita: “Amerigo” in onore di Vespucci, scopritore del Nuovo Continente, “Fuji-San” per la popolazione giapponese martoriata dallo tsunami e dal disastro nucleare, “This is the girl”, per Amy Winehouse, “Maria” è un omaggio all’interprete di “Ultimo tango a Parigi”, “Tarkovsky” è dedicata al regista russo, “April fool” racconta lo scrittore Gogol, “Nine” è un regalo di compleanno per l’amico Johnny Depp, “Costantine’s Dream” parte dall’affresco di Piero della Francesca. Da sempre molto legata all’Italia (come dimostra anche “Banga”) Patti Smith è stata invitata sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo e la sua esibizione con i Marlene Kuntz è entrata di diritto tra le pietre miliari della storia della kermesse canora della città dei fiori.

Alanis Morissette ha continuato a cantare l’amore difficile tra uomo e donna, tra lucide introspezioni e ringhiose invettive contro un mondo fatto di bastardi, narcisi, fedifraghi e eterni Peter Pan, sperimentando arrangiamenti e atmosfere nuove che a volte hanno fatto centro (“Under rug swept”) e a volte no (come i mediorentalismi misticheggianti di “Supposed former infatuation junkie”). Dopo l’anonimo “So called choas” (uscito nel 4) e il successivo “Flavors of entanglement” (2008), la cantante canadese prepara una grande rentrée con “Havoc and the bright ligths”, in uscita il 28 agosto.

Chiara Cecchini