BULLET FLY live @ Contestaccio – 23/07/2012

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In un insolito Lunedì di Luglio, piovoso ed insolitamente fresco, a far tornare un po’ di allegria estiva e destare tutti dalla semi-depressione sono i Bullet Fly, quartetto capitolino di scena intorno alle 23:00 sul palco di un Contestaccio altrettanto stranamente più pieno del solito.

La noise intro di chitarra interrompe le chiacchiere del pubblico in sala, in attesa dell’inizio dello show, e la successiva “botta” del resto degli strumenti rappresenta la prima pallottola della serata, di quelle dritte al petto, impossibili da non sentire. La opening-gig “Last Apostle” presenta delle strofe di stampo tipicamente grunge (voce, batteria, accenni di basso e qualche strimpellata di chitarra qua e là), che anticipano un chorus dal sound a metà strada tra Inghilterra e Nord America, tra brit e post grunge. Nel pezzo successivo (“Even”) compaiono anche le contorte ed irregolari influenze ipnotiche dei Tool, rese più “attuali” da un altro ritornello in stile “modern U.S.A.” in cui il cantante/chitarrista Andrea Orsini inizia a sfoggiare la sua gran voce, molto influenzata dai vocalismi del frontman degli Alter Bridge Myles Kennedy, e nell’altrettanto bella “Making History” si sente anche un po’ di punk/pop post 2000, quello dei Paramore per intenderci.

Il concerto prosegue a ritmi e dinamiche alti, così come altrettanto è la resa di una band davvero interessante e dall’atteggiamento ultraprofessionale sul palco e “100 Coils” è l’ennesima dimostrazione che i Bullet Fly non hanno problemi alla voce, anzi… La performance di Orsini è un progressivo crescendo di modulazioni azzeccate, note intonate più o meno alla perfezione e capacità di tenere viva l’attenzione degli ascoltatori (impresa tutt’altro che semplice a Roma e dintorni, dove il fenomeno del “fuggi fuggi a metà concerto” è una costante). A spalleggiarlo ci sono la chitarra di Lorenzo Cruciani ed una sezione ritmica iper precisa, composta dal bassista Federico Clori e dall’alter ego di Stewart Copeland (Police) Mattia De Santis (impressionante la somiglianza fisica con il drummer della band di Sting, altrettanto è l’analogia tra i due nella tecnica ai piatti e tamburi). Si smorzano un po’ i toni soltanto in “One Life”, quinto pezzo in scaletta, pronti per essere risollevati con un loro cavallo di battaglia, “X”, nel quale ritornello dal mix Alter Bridge-Tool la band spara un’altra delle sue mine spietate, come fossero uscite da una 44 Magnum, e dove i due chitarristi sfoggiano un’ottima intesa. Il cannone dei Bullet Fly ormai è pronto per chiudere col botto e sparare ancora, e ancora. Quindi “The Poise”, dal bridge di influenza Silverstein, ed “Addicted” sono come un bombardamento atomico addosso ai presenti, culminato nella conclusiva “Bullet Fly”, l’ultima pallottola volante che resta un po’ in aria per essere “assaporata” e poi scende con violenza a mezz’altezza per colpire tutti al cuore.

Ciò che resta allo spegnimento degli ampli è l’ottima impressione di una band giovane ma che sembra sia pronta a calcare ogni tipo di palco, con l’atteggiamento giusto, trainata da una splendida voce in grado di sostenere alte e basse tonalità allo stesso modo e di dare ad ogni brano le giuste dinamiche, scongiurando il classico “caos da distorsione” che molti gruppi hanno come difetto. Ad Ottobre i Bullet Fly partiranno per Londra. Le carte in regola per fare il grande salto ce le hanno tutte. Ora servono le persone giuste. Ed un po’ di Fattore C.

Marco Reda

 

1 – Last Apostle

2 – Even

3 – Making History

4 – 100 Coils

5 – The Poise

6 – Addicted

7 – Bullet Fly

 

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