Dante, Benigni e l’esempio da seguire

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Martin Luther King, Berlusconi, i suicidi, Ghandi, l'amore e Gesù. Tutto in una notte. La notte di Roberto Benigni. Venerdì scorso l'attore toscano ha ricominciato la sua avventura live con "Tutto Dante" in piazza Santa Croce a Firenze, proprio sotto la statua del grande poeta fiorentino («Leggere la Divina Commedia con lui dietro le spalle è un po' come compilare la denuncia dei redditi con Monti che ti guarda», ha scherzato).

L'evento, che si concluderà il 6 agosto, è ripartito con la lettura del XI canto dell'Inferno, quello che racconta il girone di chi si è macchiato di violenza contro gli altri, contro se stesso o contro Dio. Io ero lì ad assistere e quando ho visto Roberto entrare in scena al passo della sua tipica marcetta sulla colonna sonora della Banda del Pinzimonio di Nicola Piovani, devo confessare che ho provato un brivido: come fa un uomo così mingherlino a rubare la scena, l'attenzione di tutti e a regalarti dolcemente emozioni anche se non ha ancora aperto bocca? mi sono chiesta.

Dopo l'ironia sull'annunciata ricandidatura a premier di Berlusconi, Benigni comincia a recitare e a commentare gli immortali versi danteschi, ponendo l'accento sull'abiezione degli usurai, che Dante ha voluto punire persino più degli assassini e dei suicidi; bellissimo il riferimento al Vangelo e alle parole di Gesù: "Ama il prossimo tuo come te stesso". E io mi sono domandata: "Come si fa a ad amare una persona se prima non provi amore per te stesso?".

Una considerazione che m'è rimasta dentro a lungo dopo la conclusione della serata, sollecitata dagli esempi esistenziali che Roberto ha portato sul palco: Martin Luther King, Ghandi, lo stesso Gesù, uccisi proprio a causa di quell'amore gratuito per gli altri che nel corso della loro vita hanno saputo regalare. Esempi che guardandomi intorno non riesco a rintracciare: non nella politica, non nella società civile. Gli eroi positivi sono scomparsi forse per mancanza di coraggio, perché per darsi completamente senza chiedere nulla in cambio, nella vita pubblica come in quella privata, c'è bisogno di coraggio, il coraggio più grande. E allora forse gli eroi positivi bisogna scovarli non più nei politici, nelle autorità morali o istituzionali, ma fra la gente comune, fra i tanti – perché sono tanti – che ogni giorno sono ancora capaci di mettere da parte se stessi per dare amore a qualcun altro: un figlio, un amico, uno sconosciuto. A loro bisogna guardare come esempio.

Elisa Isoardi