L’informazione che fa ridere

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È un Marco Travaglio tagliente e ironico quello che va gironzolando su e giù per la penisola con il suo tour teatrale “Anestesia totale” e che stasera alle 21 sbarca al PalaCesaroni di Genzano per l’unica data laziale della sua tournée 2012. Il vicedirettore de “Il Fatto”, accompagnato sul palcoscenico dalla brava Isabella Ferrari, racconterà «uno spaccato d’Italia in cui domina la disinformazione», nella speranza di iniettare un antivirus contro lo stato di anestesia in cui giornalisti e pubblico sono, a suo avviso, intrappolati a loro insaputa, «tra favoritismi e dissimulazione di vero giornalismo».

Una malainformazione che a Travaglio non va proprio giù. «Lo spettacolo nasce dall’idea che in Italia l’informazione è comica e spettacolare: il contrario di ciò che accade nei paesi democratici dove è una spina nel fianco del potere e di chi lo controlla» spiega a Cinque Giorni. «Da noi il potere si sente privo di ogni strumento di controllo e utilizza l’informazione per diffondere bugie e armi di distrazione di massa. Lo spettacolo nasce dall’esigenza di spiegare alle persone le tecniche con cui noi veniamo continuamente distratti e manipolati dalla verità». E lui, Travaglio, ci riesce alla grande, proponendo cinque “lezioni” sulla disinformazione tramite un’analisi «distruttiva e sarcastica», che non si atrofizza però nella sterile critica. «Ho chiamato con me la Ferrari, mia grande amica, per esternare momenti di buona informazione, positiva e costruttiva: ad esempio le letture dei bellissimi brani di Montanelli ». L’indimenticato Indro, pezzo di storia del giornalismo italiano, che Travaglio eleva a simbolo di vera informazione, in un contesto, l’attuale, «dove è difficile trovare un giornalista che tenga sveglia la gente ed è molto più facile trovare un’informazione che addormenta e anestetizza…».

In tutta Italia come a Roma, dove la campagna elettorale per le Comunali 2013 è praticamente cominciata. E sugli scenari amministrativi presenti e futuri della Capitale, Travaglio non si tira indietro nei giudizi. A partire dal sindaco Alemanno. «Su di lui – spiega – la penso come Carlo Verdone: Roma è sgovernata, mal amministrata, praticamente abbandonata a sè stessa. Stiamo parlando di un personaggio che in un paese civile non potrebbe mai diventare il sindaco della capitale. Proviamo a immaginare la grandezza, il peso specifico che hanno i primi cittadini delle grandi capitale europee mentre noi contiamo sul nanismo di questo signore che si è rilevato proprio pessimo, con tratti anche tragicomici come quello della nevicata, fatta passare come una catastrofe mondiale quando invece venne giù qualche centimetro di neve. Se non fosse per il fatto che ha in mano la capitale d’Italia, a me Alemanno farebbe solo molto ridere». E il suo competitor, Nicola Zingaretti? «Per quel poco che lo conosco mi sembra una persona seria».

Marco Montini