Una “Valid Reason” nell\’Italia che muore

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Ciao, mi autografi il tuo cd per favore?” Ad Emanuele sarà sembrato di sognare quella sera in cui la sua band ha aperto un concerto dei più noti Meganoidi ed ha riscosso talmente tanti consensi da ricevere una richiesta che solitamente per gente come Dave Grohl, Bono Vox e Steve Tyler è consuetudine giornaliera. Il gruppo in questione, di origine romana, è chiamato Valid Reason e, dopo un iniziale periodo di skàcore, è nel mezzo di un cammino postcore dalle influenze internazionali, su tutte melodic post grunge e punk, riversate nell'Ep di cinque tracce che porta il nome della stessa band (successore del disco ska “Tragicomedy”). Non è difficile capire quale sia la più grande “Ragione Di Vita” di un quintetto che non ha peli sulla lingua né in musica né a parole: “L'Italia è un paese paralizzato dai reality shows, dalla non informazione e da inutili passatempi. La scena underground musicale sta sparendo perchè suonare diventa difficile non avendo sbocchi o una buona visuale. Ora vediamo sempre più gruppi provenienti da Stati Uniti o Gran Bretagna e non è un caso trattandosi di due paesi che danno più gratificazione in questo campo”. La polemica prosegue (giustamente): “Oggi basta avere un fotografo mediocre, un bravo grafico, vestiti decenti e facce da high school americana per far sembrare il gioco fatto. Poi chi comanda, se si ricorda, pensa anche a far sì che il gruppo scelto scriva buone canzoni. L'illusione ormai fa parte del business italiano, nessuno cerca più professionalità e passione ma si pensa soltanto ai soldi. Al giorno d'oggi se non provieni da programmi come 'X Factor' o 'Amici' puoi restare a suonare tranquillamente nel tuo garage”. Il potente ed orecchiabile sound dei Valid Reason permetterebbe, con l'opportunità giusta, di evadere dalla povertà artistica tricolore per terre più floride. E se ne sono accorti anche loro: “Puntiamo a sviluppare un suono europeo, per essere ascoltati in campo internazionale. Cantiamo in inglese proprio per non venir limitati dalla provenienza italiana”. E se non manca una frecciatina alle etichette indipendenti (“parlammo con una casa discografica che ci chiese 4000 Euro per produrre la nostra musica, dicendo che si trattava di un prodotto valido”), il ricordo più bello va proprio a quel concerto di apertura ai Meganoidi, in cui i cinque capitolini rivelano di essersi sentiti davvero “musicisti, apprezzati e gratificati per il nostro lavoro”. Una piccola soddisfazione in un mondo difficile, nel paese sbagliato per avere vita dura.

 

Marco Reda

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"Gold And Blood"