Adam Kills Eve per mancanza di comunicazione

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Cosa faresti se questo fosse l'ultimo giorno della tua vita?” recita una canzone dei canadesi Nickelback. Domanda a cui pochi sanno realmente e sinceramente rispondere. Ancor più arduo è sapere come spendere le ultime parole della tua esistenza, magari chiuso in un'astronave a tu per tu con un essere umano a pochi minuti dalla fine e nessun computer a fungere da barriera protettiva. E' sulla tematica della difficoltà nella comunicazione “dal vivo” tra due fidanzati, senza social networks o simili, che è incentrato il nuovo lavoro dei fiorentini Adam Kills Eve, un concept album per niente banale, che può dare interessanti spunti di riflessione, dal titolo “The Interruption System”. Il singolo “Maybe In Space” rispecchia perfettamente l'esempio sopracitato dell'astronave sperduta nell'immensità dello spazio, con due persone costrette ad aprirsi l'un l'altra nel metodo più tradizionale, la parola (non cibernetica). Lo sfogo di Federico Bini, Andrea Bugiani, Alessandro Gavazzi, Oscar Gigli e Giovanni Macca viene esternato a suon di screamo/post hardcore, uno dei generi più indicati allo scopo, quello degli urli che vengono dal cuore oltre che dalla gola, con in aggiunta influenze elettroniche (dubstep) ed una certa orecchiabilità nei ritornelli fondamentale per arrivare dritti come lame affilate nei corpi degli ascoltatori.

Dopo un demo e l'album “They Almost Killed Us With Their Hipocrisy” (che è valso alla band due tour in Italia) è quasi giunto il momento dell'uscita di un disco che si preannuncia promettente: “Supporteremo questo nuovo lavoro con un’attività massiccia di tour – spiega il cantante Federico Binie cercheremo anche di espandere la storia del concept album attraverso video YouTube che la spieghino sempre di più. Il nostro obiettivo è farlo uscire in tutto mondo, promuoverlo e firmare con etichette italiane e straniere”. Dovesse presentarsi una label con un bell'assegno (difficile di questi tempi in Italia) ed un progetto serio la comunicazione diverrebbe per qualche istante difficile anche per loro, così come sarà stato durante l'I-Day Festival 2011, rassegna musicale in cui gli Adam Kills Eve hanno suonato di fronte ad un pubblico decisamente più corposo del semplice localino del Venerdì sera in apertura a band del calibro di Face To Face, No Use For A Name, Taking Back Sunday e, dulcis in fundo, Simple Plan: “è stata un'esperienza irreale – prosegue Binicondividere il camerino con musicisti di quel genere è stato incredibile così come vederli mangiare e farci foto assieme. Il pubblico dell' I-Day poi è stato pazzesco. Nonostante il nostro genere non avesse molto a che fare con la scaletta del festival la gente ci ha accolto in modo sensazionale urlando ed incoraggiandoci ad ogni canzone”. L'augurio è che esperienze del genere, magari tra qualche anno, possano essere quotidianità per un gruppo che prova a tenere ancora alta la bandiera tricolore.

Marco Reda

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 “Maybe In Space