Macchina Del Fango, cantautorato (rigorosamente) autoprodotto

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Non sono molte le band emergenti che, invece di affidarsi ad etichette di un certo livello per fare il grande salto nel mondo della musica, decidono di restare indipendenti e promuovere il loro progetto affidandosi solo alle proprie mani (o meglio dire, canzoni). La Macchina Del Fango, che non è il titolo di un film horror, è uno di quei gruppi nati per restare liberi, dall'anima incorruttibile e la “smania” di avere tutto sotto controllo. Alessandro Zappulli, Paolo Pierucci, Giacomo Orlando, Chiara Intorre e Simona Morra, insieme da fine 2011, fanno del tradizionale cantautorato nostrano la fonte di ispirazione principale per il loro sound, con cantati in italiano ricercati esaltati da una parte da basi soul o blues, dall'altra dallo stile che fece la fortuna dei Litfiba negli anni '80. “La priorità assoluta – precisa il quintetto di Roma – consiste, oltre che nel curare con molta attenzione i testi, nello sviluppare un nostro suono, dare un tocco personale alle canzoni”. Il tutto assolutamente autoprodotto, tasto su cui la band insiste dalle prime strimpellate di chitarra in sala prove, base essenziale per iniziare a spingere il progetto, in versione live, al pubblico: “abbiamo al momento ben poca strada dietro di noi trattandosi di un progetto recentissimo – continuano – anche se ognuno di noi ha singolarmente una buona esperienza dal vivo. La ' Macchina' deve ancora partire e speriamo che di chilometri ne faccia tanti. L'idea è quella di partire dal Lazio, Roma e province, cercando soprattutto dei contest, occasioni principali per chi suona musica inedita”. Di concorsi davvero promettenti e intenzionati a valorizzare seriamente la musica underground, in Italia, ce ne sono pochi ma da qualche parte bisognerà pur partire. Con un occhio già rivolto verso il futuro: “nel frattempo lavoreremo sempre per creare nuovi brani e, una volta raggiunti venti pezzi ed un fondocassa sufficiente, penseremo a registrare un Ep”. Per l'appunto “ben autoprodotto”. E se arrivasse la possibilità di una produzione importante? La band capitolina elude abilmente la domanda trabocchetto: “Andrebbe benissimo ma, a quel punto bisognerebbe mettere in chiaro che non ci dovrebbero essere intromissioni nella parte prettamente musicale e che non vogliamo finire come alcuni gruppi che, dopo l'iniziale entusiasmo per aver firmato un contratto, si ritrovano a suonare in lungo e in largo per l'Italia spesso in condizioni di sfruttamento. Se dovesse arrivare qualcuno, comunque, che ci desse la possibilità di crescere, tanto di guadagnato”. La speranza è che la Macchina non si impantani nel fango di cui porta il nome, ma che lo stesso fango si trasformi, con tempo e sacrifici, in oro.

Marco Reda

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