Il festival che va oltre i confini (e oltre i clichè)

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Torna per il quinto anno consecutivo il Festival di Letteratura Ebraica, che quest'anno si allarga e diventa “Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica”. Un percorso multidisciplinare che si snoda dall’8 al 12 settembre nei luoghi simbolo della cultura ebraica della Capitale (una presenza radicata a Roma da oltre duemila anni).

Il Festival si inaugura sabato con la Notte della Cabbalà: una serata dedicata alla cultura ebraica e alle sue tradizioni, tra mistica, musica e gastronomia. Dalle 21 di sabato fino alle 2.30 di domenica 9 settembre, il Ghetto si anima e ospita incontri ed eventi, mentre i negozi di tutto il quartiere resteranno aperti e sarà possibile visitare fino alle 2 di notte il Museo Ebraico e la Grande Sinagoga. Ad aprire il programma è lo scrittore di origine polacca Marek Halter, che dialogherà con Pierluigi Battista (ore 21, al Palazzo della Cultura in via del Portico d’Ottavia), seguito da un incontro tra il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Di Segni e Moshe Idel, uno dei più grandi esperti di Cabbalà del mondo e da un confronto sul significato dei sogni e dell’anima nella mistica ebraica tra Yarona Pinhas (una delle pochissime donne al mondo che si occupano di Cabbalà) e il rabbino Roberto Colombo.

Alle 22.30 il musicista israeliano David Broza (per la prima volta a Roma) si esibirà in un concerto per chitarra e voce e a seguire ci sarà Gabriele Cohen, polistrumentista italiano, e il suo quintetto per il concerto “Jewish Experience”. Rami Meiri, il più grande artista di murales in Israele, che ha portato i colori sui muri della Città Bianca, sarà il protagonista di una performance presso la Ermanno Tedeschi Gallery mentre il coreografo Mario Piazza ha preparato un evento a sorpresa, un flashmob sulla storia del Ghetto.

Il tema scelto quest'anno dal Festival è “oltre i confini” e il programma curato da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Volgelmann ha raccolto a Roma personaggi, percorsi e storie che riassumono appieno quell’idea di “superamento” che è insita nella radice stessa della parola ebreo (ossia “colui va dall’altra parte”). I confini sono fatti per essere superati e il Festival si propone anche di svelare e far conoscere un mondo tradizionalmente considerato, a torto, chiuso e respingente. Marek Hatler, ebreo polacco fuggito dal Ghetto di Varsavia e infaticabile viaggiatore, oltrepassa i confini della storia non solo ebraica ma anche europea, andando a esplorare luoghi significativi come Praga e la Siberia. Yoran Kaniuk sconfina nella storia più recente, andando a ripescare nei suoi ricordi di 17enne combattente per l'indipendenza d’Israele (lunedì 10, ore 20.30). I suoi scritti hanno influenzato un’intera generazione, seguita da quella di Etgar Karet, classe 1967 (protagonista di un incontro mercoledì 12 alle 19). I confini dell’indicibile sono stati già abbattuti da Shalom Auslander con i suoi libri dissacranti “Il lamento del prepuzio”, “A dio spiacendo” e “Prove per un incendio” (ne parlerà con Wlodek Goldkorn domenica 9 alle 20) e quelli del sentimento superati da Savyon Liebrecht, che in “Banalità dell’amore” affronta la relazione tra la filosofa ebrea Hannah Arendt e il suo maestro Martin Heidegger.

L’insolita tematica “ebraismo e sport” è al centro dell’incontro di lunedì (ore 18.30) con Charley Rosen, scrittore e allenatore di basket. Per i bambini ci sarà Hanoch Piven, che la domenica mattina li coinvolgerà in un workshop sulla creazione di ritratti a partire da materiali di riciclo di vario genere. Non poteva mancare un omaggio a Primo Levi, nel venticinquesimo della morte, e Stefano Bartezzaghi ne parlerà domenica alle 11, parallelamente all’inaugurazione della mostra “Sukkà” di Giovanna Ben Amozegh, con libri artigianali a tema ebraico realizzati con materiali di recupero. Martedì alle 19 è la volta dell’incontro tra Pamela Villoresi e Lia Zevi per parlare del suo ultimo romanzo “La notte dell’Oblio”, storia di una famiglia di ebrei romani che sfugge ai nazisti nascondendosi in una canonica in campagna. chiude il Festival “Intervista con la Storia”: un reading diretto e interpretato da Maria Rosario Omaggio, che insieme a Paola Gassman daranno vita all'incontro tra Oriana Fallaci e Golda Meir.

Chiara Cecchini