Norah, la musica è cambiata

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Mentre le radio hanno iniziato da poco a trasmettere il nuovo singolo “Say goodbye”, tratto dal suo ultimo album “Little broken hearts”, la cantante americana Norah Jones si prepara a tornare in Italia per due esibizioni live: oggi, lunedì 17 settembre, all’Auditorium Parco della Musica e domani, martedì 18, al Teatro degli Arcimboldi a Milano. Musicista, cantante, autrice dei propri testi e pianista, la Jones ha esordito nel 2002 con “Come away with me”, un piccolo grande disco che conquistò subito la vetta delle classifiche e le fruttò un Grammy Award nel 2003 (più la vendita di oltre venticinque milioni di copie).

A soli 23 anni, la ragazza figlia dell’insegnante di sitar di George Harrison, riuscì a realizzare «un piccolo album lunatico» (come lei lo descrisse), un mix interessante fra jazz e melodie pop suonate da lei al pianoforte, molto elegante ma anche molto, molto serio. Seguirono “Feels like home” (2004), “Not too late” (2007) e due album con il suo gruppo, i Little Willies. Nel 2010 è uscita la compilation “… Featurin’ Norah Jones”, che la vede duettare alla pari con artisti come Willie Nelson, Outkast, Herbie Hancock e Foo Fighters. “Little broken hearts”, il suo quinto album, rappresenta un’evoluzione notevole nel suo stile, una concessione verso sonorità più indie che possano avvicinarsi di più a un pubblico giovane (come giovane del resto è la stessa cantante, nata nel 1979 a Brooklin), senza per questo rinunciare al piacere della melodia e all’eleganza delle linee vocali.

Un disco diverso, che sicuramente si allontana dai precedenti ma che forse riesce a restituire appieno le qualità e le intuizioni che portarono la Jones al successo di “Come away with me” (e che i lavori successivi non erano riusciti a replicare). Le dodici canzoni di “Little broken hearts” restituiscono atmosfere diverse, sospese fra testi più intimisti (o più crudi, meno rassicuranti) e un sound inedito, in cui gli strumenti classici si fondono con accenni di elettronica. Merito anche del produttore, il musicista americano Danger Mouse (Brian Burton), già collaboratore dei Gorillaz, Beck e U2. E qualora a qualcuno fosse sfuggito il cambiamento, ci pensa la copertina del disco a ricordare che Norah Jones è cresciuta.

L'ispirazione viene dalla locandina di “Mudhoney” di Russ Meyer, un feroce e brutale affresco sulla profonda provincia americana durante la Grande Depressione, tra sensualità represse, linciaggi e povertà. Il concerto di lunedì sera sarà aperto dalla folk rock band americana Cory Chisel and the Wandering Sons, formazione composta dal cantautore Cory Chisel e dalla vocalist Adriel Harris. Profondamente influenzato da Johnny Cash, il trentenne Chisel ha all’attivo un acclamato disco d’esordio (2004), vari ep che lo hanno portato nel 2010 al premio di artista dell’anno nel natio Wisconsin, e un ultimo album uscito di recente, “Old Believers”, che lo sta portando a essere conosciuto e apprezzato anche nella vecchia Europa.

Chiara Cecchini