Non è un paese per ricchi

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Due facce della stessa medaglia. Due aspetti della crisi finanziaria globale raccontati dagli scatti del fotografo berlinese Jan Stradtmann, in mostra da stasera al 3 novembre alla Bloo Gallery di via Tiburtina 149 con i progetti paralleli “Il giardino dell’Eden” e “Belgravia”. Nel primo lavoro la catastrofe bancaria, ai suoi esordi del 2008, viene riletta alla luce del mito biblico della “Caduta dell’uomo”.

Le immagini mostrano tutto lo sgomento dei banchieri, che in un piccolo parco fra le torri di Canary Wharf ricevono dai loro palmari notizie da oltreoceano a dir poco preoccupanti. I titoli della Lehman Brothers stanno diventando carta straccia. E’ la più grande bancarotta della storia degli Stati Uniti. Ma non basta. Il colosso delle assicurazioni Aig (American international group) sta per perdere oltre il 40% del proprio valore in borsa dopo l’annuncio di perdite per oltre 13 miliardi di dollari nei primi sei mesi dell'anno. In giacca, cravatta e tailleur, i “nostri” banchieri fumano nervosamente. Fissano il vuoto. Controllano e ricontrollano il touch screen del loro telefono di ultima generazione: ma è tutto vero.

Anche i ricchi piangono. I giochi finanziari dietro alla crisi appaiono così come una controfigura della voce divina, il cui ultimo significato è oscuro quanto palpabili sono i suoi effetti. Nel secondo progetto, di impronta decisamente più seriale, i soggetti sono invece le Porche che, parcheggiate di notte davanti alle abitazioni del lussuoso quartiere londinese di Belgravia, sembrano essere ormai il manifesto più eclatante di una upper class non più così sicura del proprio successo. La rappresentazione di serie, uno dopo l’altro, degli scatti di Stradtmann va a minare alle fondamenta il carattere distintivo che viene di solito attribuito a chi è il proprietario di un’automobile come questa.

Lo spettatore non pensa più all’individualità e al gusto di chi la possiede; non fa sogni, non ambisce: non ha insomma quell’umana acquolina in bocca che, volente o non, spesso compare di fronte a cotanto lusso. Piuttosto, ai suoi occhi, questo gioiellino a quattro ruote appare improvvisamente svuotato del suo essere uno status symbol. Una sorta di residuato bellico, un relitto luccicante che non luccica più nemmeno troppo. La doppia esposizione è inclusa nel circuito dell’undicesima edizione di “Fotografia – Festival Internazionale di Roma”, in accordo col tema scelto di quest’anno “Work”.