“L\’Inghilterra è più avanti dell\’Italia”: parola dei Moseek

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Leggendo il titolo si potrebbe pensare “non è che ce lo debba dire un gruppo emergente che la Gran Bretagna stia meglio dell'Italia”. Ragionamento sacrosanto, che però andrebbe fatto anche a chi è ancora convinto che l'Italia non stia diventando sempre più un paese da Terzo Mondo, con mentalità non abituata a tale passo. Ovviamente la musica non può competere, a livello di importanza, con attività più importanti che muovono (o non…) un paese. Ma anche in quel campo la differenza con gli altri, in questo caso con l'Inghilterra, si sente. I Moseek, trio electro-rock di Roma, hanno vissuto in prima persona l'esperienza britannica, esibendosi pochi giorni fa in tre concerti a Nottingham in quanto rappresentanti dell'Italia per l'iniziativa World Event Young Artist. Cinque Giorni li ha contattati per permettergli di raccontare come è andata:

“Il nostro viaggio è iniziato in furgone: abbiamo percorso quasi 5000 chilometri tra andata e ritorno, è stato bellissimo. Abbiamo fatto tre concerti in una settimana, intervallati da qualche intervista, e siamo soddisfatti per essere la prima volta all'estero”.

Differenze tra il pubblico italiano e quello inglese?

“Il pubblico inglese è curioso, interessato, coinvolto. Ha un sorprendente rispetto per gli artisti. Se lo spettacolo piace ti fermano tutti, uno per uno, per esprimere il proprio gradimento. Siamo felicissimi di come siamo stati accolti. E ci siamo resi conto che il problema di una pronuncia inglese non madrelingua se lo fanno solo in Italia: abbiamo suonato con band inglesi, francesi e spagnole, tutte con pronunce diverse ma gli inglesi capiscono ciò che si dice, ballano, si divertono e non badano a questo”.

Come viene vissuta la musica in Inghilterra rispetto all'Italia?

E' tutta la cultura ad essere vissuta diversamente. Il festival per cui abbiamo rappresentato l'Italia ha portato a Nottingham migliaia di pittori, musicisti, performers, visual artists, scrittori e via dicendo da tutto il mondo, con tantissima affluenza di pubblico. L'Inghilterra è piena di iniziative così, in Italia sono molto rare. E poi in ogni locale e luogo dove si fa arte e cultura si suona e contempla musica dal vivo: abbiamo suonato nel Museo di Arte Contemporanea della città e la sala concerti aveva un impianto pazzesco, da far invidia ai migliori live club italiani. In questo sono davvero avanti. Non si può dire lo stesso per il cibo però, il peggiore del mondo”.

Progetti per il futuro? Come procede la promozione dell'album “Yes, Week-End”?

“Ai concerti vendiamo tante copie del nostro ultimo lavoro e l'aver creato, noi tre del gruppo, l'etichetta indipendente Labelpot ci ha fruttato molte occasioni positive, come il minitour da cui siamo appena tornati e altre date all'estero prossimamente. Ad Ottobre ci chiuderemo per qualche giorno in uno studio di registrazione in Umbria: la nostra nuova piccola casa discografica, OneMoreLab, ci produce la ristampa di 'Yes, Week-End', inserendo qualche brano del nostro precedente disco 'Tableau' per la vendita nei negozi in Italia e, in seguito, in Inghilterra. Stiamo inoltre lavorando al tour di promozione di quest'album e ad un nuovo videoclip”.

Marco Reda

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LIVE @ Nottingham Contemporary

Pills” official videoclip