L’arte domestica di Vermeer nel secolo “d’oro” della pittura fiamminga

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La famiglia, i gesti e i momenti della vita quotidiana. La lettura e la scrittura, il corteggiamento, la musica e lo studio della scienza. E poi le vedute della città, gli squarci di un mondo silente e operoso, luminosi di ironia e di assorta tenerezza. Sono questi i temi fondanti della straordinaria produzione pittorica di Johannes Vermeer, massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo.

Le Scuderie del Quirinale dedicano a lui e agli artisti suoi connazionali dell’epoca una grande retrospettiva, da oggi al 20 gennaio, intitolata “Vermeer, il secolo d’oro dell’arte olandese”. Il carattere specifico dei quadri del maestro di Delft e dei suoi contemporanei riflette la cultura medioborghese dell’Olanda del Seicento. I soggetti casalinghi e il forte senso di realismo caratteristico del loro stile affascinava i collezionisti privati dell’epoca, per lo più mercanti, panettieri e birrai, che esponevano i quadri nelle loro abitazioni. Una dimensione decisamente “altra” rispetto a quella che, nello stesso periodo, offriva il nostro paese, dove al contrario grandi committenze istituzionali, come la Chiesa e le corti principesche, richiedevano forme d’arte pubblica e di grande formato.

L’esposizione capitolina è, per cura dei temi e numero di opere raccolte (otto di Vermeer e una cinquantina dei suoi colleghi) il più grande appuntamento culturale dell’anno. Basti pensare che nell’ultimo secolo sono state otto le grandi mostre su Vermeer e solo tre di queste hanno riunito più di quattro capolavori dell’artista fiammingo (attorno al quale, tra l’altro, aleggia una strana aura di mistero: a lui, infatti, sono attribuiti con certezza solo trentacinque quadri dipinti in vita, oltre a una biografia di cui però si conoscono pochissimi dettagli).