Parigi, i parigini e quel bacio davanti all’Hotel De Ville

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Le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali. L’importante è che siano di Parigi, e l’importante è che amino, anche loro, la sua amata Parigi. A Palazzo delle Esposizioni è in mostra fino al 3 febbraio quello che è stato a tutti gli effetti uno dei binomi più solidi e più prolifici dell’arte del Novecento. “Robert Doisneau. Paris en liberté” – così si chiama l’antologica dedicata al grande fotografo francese scomparso diciotto anni fa – raccoglie oltre duecento scatti in bianco e nero realizzati tra il 1934 e il 1991 nella Ville Lumière.

Una Parigi umanista, generosa ma anche sublime si rivela dolce nell’obiettivo di Doisneau, che si avvicina e fissa nell’istante della pellicola la verità quotidiana, semplice, nuda e cruda e qualche volta anche reinventata del popolo parigino. Vanno di fretta les parisiens, e fanno i viveur. Sono eleganti, sono straccioni. Stanno da soli e in comitiva. Sempre un pò arroganti, sempre disponibili. Ispirandosi ad Atget, Doisneau è diventato il più illustre rappresentante della fotografia “umanista” in Francia, convinto, fino al suo ultimo respiro, di impossessarsi con una macchinetta qualunque «dei tesori che i contemporanei trasmettono inconsciamente».

Uno di questi, il tesoro dei tesori, è il bacio fotografico più famoso del mondo: quello “davanti all’hotel De Ville”, ritratto nel 1950 seguendo una coppia di ragazzi lungo le caotiche vie del centro. Di quel bacio s’è detto tutto. Falso, naturale, artificioso, artificiale. Quel bacio è ormai unico.

Fra. Ga.