“Pronto Raffaella”, la tv che non c’è più

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Raffaella Carrà con un vestito floreale dai toni sgargianti cantava e ballava la sigla di "Pronto Raffaella". Era l'ottobre del 1983. Mia mamma se la ricorda come fosse ora: «Raffaella stava seduta al tavolo con le spalline enormi che si portavano in quegli anni e il suo vestito a pois. Come ci vestivamo! – mi racconta mia mamma -. Tu eri appena nata e non sai quanta compagnia mi teneva, rispondeva al primo squillo dal telefono verde e diceva con il sorriso e quel suo modo di scuotere il caschetto biondo: "pronto Raffaella". Quel programma riempiva. Con Raffaella la gente parlava, scriveva lettere, lei intervistava personaggi e gente comune, poi si giocava! Il mitico gioco dei fagioli».

Quel programma faceva 14 milioni di persone al giorno. Un vero e proprio boom! Pochi giorni fa è mancato Brando Giordani uno degli ideatori di quel programma e di altri, come Odeon, il primo infoteinment della tv, antesignano di Uno mattina, di Italia sera, che diede il via ai preserali, fino ad arrivare a Carramba che sorpresa. «Con lui se ne va un pezzo di storia della televisione italiana» hanno titolato i giornali all'indomani del decesso. Ed è vero.

Certo oggi l'intrattenimento è cambiato, l'offerta è vasta e varia, la Rai da tre canali è passata a circa 14, Mediaset idem. Tuttavia sulle reti principali si ha quasi paura di sperimentare, di creare nuovi programmi come si faceva una volta, e si punta sui format, programmi che arrivano dall'estero, già sperimentati quindi su carta sicuri, poi riadattati ai gusti alla cultura del nostro paese: Grande Fratello e L'isola dei famosi per fare due esempi famosi. Il risultato è l'omologazione dell'intrattenimento ma non solo. Con gli autori, che poi sono i creativi, quelli come Brando, che devono limitarsi ad "arrangiare" e i conduttori, quelli che dovrebbero personalizzare il programma come Raffaella, che devono limitarsi a condurre. Insomma un cane che si morde la coda.

Elisa Isoardi