The Julie Project, una vita per la morte

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Una storia fotografica lunga diciotto anni. Il racconto tragico straziante intimo e profondo della breve vita di Julie Baird, ritratta in bianco e nero dalla reporter americana Darcy Padilla fino al momento della morte, avvenuta nel 2011 per Aids in Alaska.

Darcy aveva incontrato per la prima volta Julie il 28 gennaio del 1993, a San Francisco. Aveva appena 19 anni e, scrive la fotogiornalista, «si trovava nell’atrio dell’Hotel Ambassador (un albergo fatiscente dove vivevano per lo più malati di Aids). Era a piedi nudi, la cerniera dei pantaloni aperta e un neonato di soli 8 giorni in braccio». Quell’incontro inaspettato, fortuito, drammatico offrì lo spunto a Darcy per denunciare dal di dentro le terribili problematiche legate alla povertà e alla droga che affliggono la società americana. Denuncia che è cresciuta anno dopo anno, che si è fortificata. E che è diventata, ora che Julie non c’è più, il testamento schietto di una vita segnata dagli abusi e dalla speranza di riscatto, raccontata con onestà da chi ha condiviso con lei molto di quel cammino con rispetto ed empatia.

«Abitava nel quartiere di Tenderloin – scrive Darcy Padilla – zona di mense per i poveri e di affitti a basso costo. La sua stanza era invasa da mucchi di vestiti, posaceneri stracolmi e immondizia. Viveva con Jack, l’uomo che le aveva trasmesso il virus dell’Hiv e padre della sua prima figlia, Rachael. Lo ha lasciato alcuni mesi dopo per cercare di disintossicarsi». Il tentativo, il fallimento: i diciotto anni di Julie narrati dagli oltre cinquanta scatti del progetto parlano solo di questo. E di «un numero infinito di case, Aids, droga, relazioni, povertà, nascite, morti, perdite e ricongiungimenti».

Diciotto anni dannatamente uguali ai diciannove precedenti, come testimoniano ancora gli appunti della Padilla. «Il primo ricordo che Julie ha di sua madre risale a quando aveva sei anni, mentre si ubriacava. Poi Julie è stata violentata dal patrigno. A 14 anni è scappata di casa e a 15 è diventata tossicodipendente». Di lì in poi, sempre per strada, in covi di tossici, a dormire «con così tanti uomini indecenti più anziani di lei da perderne il conto».

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