La storia del teatro (a teatro)

0
38

Esiste un teatro che parla di teatro e talvolta è necessario che esso esista per non dimenticare proprio chi il teatro ha saputo farlo grande e memorabile. Per ricordare i cinquanta anni di professione di Carlo Molfese, fondatore dell’innovativo Teatro Tenda di piazza Mancini, uno spettacolo racconta la sua vita e il suo spirito istrionico attraverso un tour per i quartieri romani. E’ “Le memorie di un impresario ovvero In principio era il teatro” che dal 4 al 7 ottobre fa tappa al Belli (piazza Sant’Apollonia 11).

Ma il progetto teatrale è di più ampio respiro, con una intera rassegna intitolata GiroRoma50 che è partita il 28 settembre dal Teatro dell’Orologio per concludersi il 26 maggio del prossimo anno – giorno del compleanno di Molfese – alla Sala Umberto. In tutti questi mesi saranno coinvolti teatri, associazioni culturali e enti vari, secondo un’idea di teatro polverizzato, che raggiunge molti luoghi e molti pubblici diversi. Proprio come Molfese intende l’esperienza teatrale.

Lui, nato vicino Potenza nel 1934 e cresciuto con orgoglio in una Napoli ricettiva nei confronti di talenti come il suo, ha visto nell’arte teatrale il suo habitat naturale. Poi, con l’esperienza del Teatro Tenda dal ’73, diventa il catalizzatore di grandi talenti del teatro all’italiana, come Gigi Proietti, Eduardo De Filippo, Dario Fo, uno sconosciuto ma già vulcanico Roberto Benigni o ancora un Renato Zero alla sua prima apparizione romana.

Molfese è stato prima di tutto guitto, attore, pagliaccio e così ha toccato con mano il mondo del teatro e del pubblico. Poi come impresario ha saputo raccogliere solo i grandi talenti, perché il teatro funziona solo se si scelgono gli attori migliori.

“Le memorie di un impresario” è una carrellata di aneddoti, personaggi, macchiette, situazioni surreali e memorie d’antan per la regia di Marco Simeoli. Partecipano lo stesso Molfese insieme a Antonio Coppola, Loredana Castrovilli, Maria Giordano ed Emanuele Pedini, con le incursioni digitali di testimoni d’eccellenza, amici del Teatro Tenda come Federico Fellini, che amava paragonare questo teatro al circo, per la sua precarietà e potenza espressiva. D’altra parte la sua formula era nuova, dal ‘76 all’86 il teatro di piazza Mancini fu il primo palcoscenico popolare non fatto di mattoni né chiuso in un edificio, ma mobile, non stabile, aperto a classi sociali di ogni tipo, ricettivo verso quelle forme di comicità che ancora erano bandite dalla scena del teatro ufficiale.

Daniele Stefanoni