Nelle stanze del Bardo

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Il contemporaneo è segnato da una nuova via dell’arte che si chiama contaminazione. Così il teatro si interseca con l’arte figurativa, la musica incontra il lighting e il passato classico finisce per intrecciarsi col presente. Da oggi al 15 novembre alla Casa dei Teatri (Villa Doria Pamphilj – Villino Corsini, largo 3 giugno 1849 angolo via di San Pancrazio) apre i battenti la mostra “Una stanza tutta per sé. Visioni da Shakespeare”, un percorso tra videoinstallazioni e costruzioni sceniche sulla scia della suggestione shakespeariana.

“Amleto”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “La Tempesta”, “Giulio Cesare”, “Romeo e Giulietta” sono il punto di partenza che ha ispirato la realizzazione delle opere, ma in “Una stanza tutta per sé” (omaggio all’opera di Virginia Woolf) le cinque sale della casa dei Teatri si trasformano e diventano scenografia e spettacolo al contempo, per ricreare le atmosfere dei drammi del bardo. Diversi sono stati gli artisti chiamati a inventare questi spazi scenici, come Saturno Buttò, Luisa Montalto e Daikichi Amano, Jacopo Ricciardi, Lidia Bachis, Massimo Attardi.

Nascono installazioni che sono anche teatro, happening artistici che si realizzano nel tempo e nello spazio. Così, il pubblico è accolto da un Amleto riletto da Saturno Buttò, che lo interpreta come dilemma vivente tra memoria e vanità. La Montalto invece unisce il gusto pop al “Sogno di una notte di mezza estate”, così in una selva dai colori pulp spiccano le opere del fotografo giapponese Daikichi Amano rispetto al testo shakespeariano da cui si è lasciato ispirare, in una fusione panica dell’umano con un elemento naturale piuttosto onirico e fiabesco. Il digitale è la cifra stilistica di Jacopo Ricciardi che si lascia suggestionare da “Romeo e Giulietta” e dà origine ad una sorta di monologo fatato di Mercuzio. Giulio Cesare è invece il punto di partenza delle tele di Lidia Bachis, mentre Attardi chiude l’itinerario attraverso una cupa meditazione su “La Tempesta”, costruita come una amara riflessione sull’assenza di illusioni che la vita ci riserva.

Nel corso della mostra sono presenti anche performance dal vivo, come nel corso dell’inaugurazione del 5 ottobre o domenica 7 ottobre, quando ogni stanza si trasforma in una scatola scenica animata da sei attori (Marco Quaglia, Nicoletta Cefaly, Marco di Campli San Vito, Tommaso Capodanno, Leonardo Gambardella, Paola Carnali) guidati da Alessandro Fabrizi per il gruppo Fluidonumero9. Il progetto “Una stanza tutta per sé”, ideato dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico e dal Dipartimento Cultura, Ufficio Programmazione e Gestione Spazi Culturali di Roma Capitale, è a cura di Valeria Arnaldi e Paolo Ruffini.

Daniele Stefanoni