Tra astrazione e street art

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Astrazione, street art e nuove generazioni di artisti la fanno da padrone in tre mostre esposte in contemporanea nelle sale del Macro di via Nizza. Si sono inaugurate sabato “Stellare” di Giulio Turcato, nel centenario della nascita del pittore scomparso nel 1995, la seconda tappa del progetto “Urban Arena” con i lavori degli street artist Ozmo e Marco Brambilla e la collettiva “Studio in progress” di Julieta Aranda, Giovanni Giaretta, Francesca Grilli e Hiwa K, vincitori del secondo ciclo del programma “Artisti in residenza”.

«La mia stesura del colore è istintiva, non razionale, non studiata: è forte la presenza dell’imprevisto, dell’incognito, dell’inconscio». Spiegava così la sua attività Giulio Turcato, in un raro video-documentario del 1986, visibile nella mostra a lui dedicata fino al 13 gennaio nella Project Room 1, spazio che ospita tradizionalmente gli “Omaggi” ai protagonisti dell’arte contemporanea. In esposizione ci sono alcune tra le sue opere più importanti, prodotte a cavallo tra il 1950 e il 1975.

La selezione, a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Martina Caruso, si apre con due celebri lavori: “Comizio” e “Miniere”, entrambe del 1950. La prima, esposta nello stesso anno alla Biennale di Venezia, parte dalla tradizione delle prime avanguardie e dall’impegno politico dello stesso Turcato per sublimare il motivo delle bandiere rosse del Partito Comunista Italiano in una forma astratta autonoma, svincolata dal contesto politico del comizio post-bellico, fino a raggiungere una costruzione dello spazio evocativa e personale. “Miniere”, ispirato dalla visita dell'artista inviato del Pci in alcune cave, rappresenta una serie di forme astratte che sembrano rappresentare l’eco proveniente dalle gallerie che tanto colpirono Turcato. Altre opere cardine presenti nella mostra sono “Porta” e “Stellare”, entrambe del 1973. Completano l’esposizione una documentazione proveniente dallo stesso Archivio Giulio Turcato che con fotografie, disegni, lettere, scritti, estratti da periodici e cataloghi restituisce la complessità della figura dell’artista.

Nella terrazza del Macro spazio invece all’intervento “Voi valete più di molti passeri!” di Ozmo, realizzato appositamente per il museo, che riflette sui valori intrinsechi dell’arte e su quelli ad essa attribuiti, come quello economico, in un mondo dominato dal Dio Denaro, mentre domani e domenica Marco Brambilla presenterà la proiezione del video collage “Evolution (Megaplex)”: una complessa installazione che prende forma da scene tratte dai film di genere per illustrare la storia del genere umano e dei suoi conflitti.

Chiara Cecchini