Medioevo a Roma: dall’Aventino al Velabro

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Tra il colle dell’Aventino e la valle del Velabro, in prossimità del fiume, si concentrano due fra i più significativi edifici religiosi dell’alto Medioevo: S. Sabina e S. Giorgio al Velabro.

Ma, come comunemente avviene a Roma, le chiese sorgono nei pressi, se non addirittura sopra antiche vestigia romane. Per scoprire queste meraviglie medievali l'appuntamento è domenica 21 ottobre per una passeggiata guidata alle 9.30 davanti all'entrata di S. Sabina

Per prenotazioni o informazioni scrivere alla mail amicideltevere@unpontesultevere.com o telefonare ai numeri 063202087, 0632500420 o 3395852777, 3397448084

La chiesa è la più pura costruzione ad impianto basilicale del V secolo, il suo spazio interno spoglio e luminoso evoca la semplicità delle prime chiese cristiane e la sua porta intagliata in legno di cipresso del V secolo è un esempio unico e conservato di opera di ebanisteria di questo periodo.

Scendendo dal colle, si può ammirare la grandiosità del Circo Massimo e i templi dedicati ad Ercole, protettore dei commerci, e Portunus, divinità protettrice del porto antico. In questa valle, sin dalle origini della città, si teneva il mercato degli animali da cui il nome di Foro Boario.

Il Velabro è un luogo strettamente legato al mito della fondazione di Roma; fu qui, secondo la leggenda, che i gemelli Romolo e Remo, figli della Vestale Rea Silvia, furono abbandonati in una cesta e miracolosamente salvati e nutriti dalla lupa.

Sotto la pavimentazione del Velabro scorre la più grande opera idraulica dell’antichità: la Cloaca Massima, il cui sbocco è ben visibile sotto i muraglioni del Tevere. La chiesa di S. Giorgio, del IX secolo, poggia le sue fondamenta sulla Cloaca Massima così come i due archi romani di Giano e degli Argentari.

Di nuovo, con gli Argentari, ritorna la memoria della vocazione commerciale della zona; l’arco fu infatti eretto a spese della Corporazione degli Argentari e dei negozianti di buoi e dedicato all’imperatore Settimio Severo.

Il Velabro è probabilmente uno degli angoli più affascinanti e dimenticati di Roma, incuneato tra il Foro (alle spalle) e le costruzioni più moderne che quasi lo nascondono.

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