L’Italia secondo Paul Klee

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Cento opere per raccontare Paul Klee e il suo rapporto con l’Italia. Tra artisti italiani e stranieri come Kandinsky, Moholy Nagy, Max Bill, Albers, Licini, Soldati, Perilli e Novelli, la mostra porta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (viale delle Belle Arti 131) un viaggio nell’universo della pittura contemporanea.

Fino al 27 gennaio, vanno in mostra le varie fasi della biografia di Klee (1879 – 1940) dagli inizi al periodo Bauhaus agli ultimi anni solitari a Berna. L’artista svizzero, ma cittadino tedesco, amava in modo viscerale l’Italia, una terra nella quale viaggiava spesso e trascorreva momenti di grande fertilità creativa, cui si affiancarono viaggi fondanti per la sua sensibilità artistica, come quello a Tunisi del 1914 e in quello in Egitto nell’inverno 1928-1929.

In Italia ci venne sei volte, a cominciare dal lungo viaggio di studio del 1901, leggendo Goethe e Burckhard come guide spirituali. Roma, Napoli e Firenze sono il fulcro del suo percorso, ma seguiranno tappe in Sicilia, all’Isola d’Elba, a Viareggio e Venezia, con puntate a Milano, Genova, Padova, Firenze, Ravenna, Pisa, l’amata Napoli e tutte le principali città siciliane. Questi luoghi trasferirono all’artista ispirazione e spunti creativi, come l’esperienza del puntinismo che Klee trasse dai mosaici di Ravenna.

Anche il Futurismo ha lasciato il segno in lui – anche se non ne conobbe direttamente gli artisti – suggestionato dalle rappresentazioni dell’architettura e dal dinamismo delle forme, rielaborati in funzione della sua estetica astratta (“Astratto-guerresco”, 1914 e “Composizione urbana con finestre gialle”, 1919).

L’arte classica ha lasciato tracce proprio mentre il ruolo di insegnante al Bauhaus gli consente regolari viaggi all’estero alla sua scoperta. La mostra è strutturata in quattro sezioni, la prima che ripercorre i viaggi in Italia dal 1901 al 1932, la seconda descrive il suo viaggio tra espressionismo e futurismo, cui segue la parte dedicata alla fase finale, tra il 1934 e il 1940. Segue una sezione di analisi del suo rapporto specifico con il Belpaese.

Daniele Stefanoni