La New York di Woody

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No, aspetta, ci sono: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”». (Isaac Davis in “Manhattan”). Probabilmente è proprio da questa battuta, da questa frase, da questo personaggio di questo indimenticabile film che Pierpaolo De Mejo e Valerio Cosmai hanno trovato la giusta ispirazione per raccontare a teatro il genio di Woody Allen.

Il loro “Chiamatemi Woody”, sul palcoscenico de Lo Spazio da stasera al 13 ottobre, non è solo un appassionato omaggio a uno dei principali portavoce della comicità americana. Ma è anche il racconto, scandito dai monologhi più celebri del registascrittore nato nel Bronx nel 1935, della New York degli anni Cinquanta: una città in piena fermentazione culturale e artistica che nessuno meglio di Allen ha saputo analizzare e psicoanalizzare in tutti i suoi vizi e in tutti i suoi vezzi.

Lo spettacolo ripropone gli stralci più celebri dei suoi film e alcune personalissime riflessioni sul mondo del cinema e dello showbiz, o semplicente sulla vita. Il tutto accompagnato dalle canzoni – suonate dal vivo dai due cantanti attori – dei Velvet Underground, di Elvis e di Simon & Garfunkel: pietre miliari della musica da cui hanno attinto proprio in quell’epoca intere generazioni della Grande Mela. E di cui sicuramente s’è cibato anche Woody, “il re di Manhattan”.

Francesco Gabriele