Roma Caput Mundi

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Per la prima volta in mostra la storia dell’espansione politica e culturale dell’antica Roma. “Roma Caput Mundi”, in programma da oggi al 10 marzo, è un progetto senza precedenti che esplora due aspetti – dominio e integrazione – con l’intento di trasmettere al grande pubblico una visione poliedrica del mondo romano.

Il Colosseo, la Curia Iulia e il Tempio del Divo Romolo nel Foro romano sono le sedi in cui si articola il percorso espositivo: dalle origini di Roma alla conquista dell’Italia e delle province; gli influssi culturali e religiosi; schiavitù e meltingpot etnico; visioni antiche e moderne. Oltre un centinaio – fra affreschi, mosaici, marmi, bronzi, statue e rilievi – le opere scelte per narrare una storia complessa e affascinante, percepita ancora oggi, in Italia come nel resto del mondo, secondo stereotipi ricorrenti molto influenzati da ideologie e esperienze politiche dell'età contemporanea (dalla Rivoluzione francese al fascismo).

Questo fenomeno trova un riflesso immediato nei romanzi storici e soprattutto nel cinema, cui viene dedicata un’intera sezione: i Romani sono regolarmente rappresentati come un popolo violento e sadico, razzista, privo di motivazioni che non siano l'esercizio e il rafforzamento del loro dominio, lo sfruttamento delle altre genti, la repressione del dissenso politico e delle religioni dissonanti.

La mostra, tuttavia, non intende ovviamente occultare quegli aspetti del dominio romano – tanti – che oggi appaiono brutali: le sofferenze inferte a intere comunità, le guerre di rapina, la schiavitù (quale grande impero, compresi quelli a noi più recenti, non si è costruito in modo violento?). Piuttosto questa immagine viene complicata e arricchita dalla considerazione di altri fenomeni, presi in esame dall’ampio e articolato percorso. Primo fra tutti, il fatto che i Romani stessi consideravano Roma una «città aperta» alle altre genti. Infatti, essi praticarono una politica dell'integrazione che non trova riscontri di uguale entità nell'intera storia universale: ritenevano irrilevante la purezza della stirpe, concedevano facilmente la cittadinanza, liberavano gli schiavi con procedure semplici e lo schiavo liberato era un «quasi cittadino» (i figli di quest'ultimo erano cittadini di pieno diritto).

Alcuni storici contemporanei, sulla scia degli autori antichi, insistono giustamente sull'apporto morale e culturale (oltre che militare) rappresentato, nel corso dei secoli, da questo continuo arricchimento del corpo civico. La potenza bellica, dunque, fu solo uno dei volti di Roma caput mundi.