Guttuso un siciliano a Roma (FOTO)

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Sono passati cento anni dalla nascita di Renato Guttuso, l’artista che scelse Roma come casa per oltre mezzo secolo della sua vita. Al Complesso del Vittoriano da oggi al 10 febbraio apre i battenti “Guttuso. 1912-2012”, una vasta panoramica sull’arte del grande maestro siciliano.

Attraverso un percorso di oltre cento quadri, le varie fasi della sua carriera sono rappresentate con dovizia di particolari e varietà di materiali, costituendo di fatto la prima mostra antologica dedicata dalla capitale all’artista. La sua realizzazione non è stata semplice, è risultata necessaria la collaborazione di numerosi musei esteri che detengono i capolavori in esposizione. Dalla Tate al Centre National des Arts Plastiques di Parigi, dall’Estorick Collection di Londra al Museo Thyssen- Bornemisza di Madrid, fondamentale è stato anche il contributo della Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma e del Museo Guttuso di Bagheria, oltre a gallerie e collezioni private.

La mostra, curata da Fabio Carapezza Guttuso, Presidente degli Archivi Guttuso di Roma, ed Enrico Crispolti, professore emerito di storia dell’arte contemporanea all’Università di Siena, con la direzione e il coordinamento generale di Alessandro Nicosia, vanta patrocini d’eccellenza tra le istituzioni pubbliche a livello locale, provinciale e nazionale.

«Se io potessi, per una attenzione del padreterno, scegliere un momento nella storia e un mestiere, sceglierei questo tempo e il mestiere di pittore», scrisse Guttuso. E infatti questa è una chiave di lettura essenziale per capirlo. Non solo va letta e compresa la sua pittura, ma va attraversata anche la sua poliedrica personalità per rilevarne lo spirito provocatore, l’attenzione al mondo in cui viveva, la difficoltà nel tacere di fronte agli scempi della sua terra.

D’altra parte fu un artista molto capace di relazionarsi all’ambiente culturale del suo tempo. Fondamentali per la sua sensibilità artistica furono i contatti con gli scrittori Moravia e Sciascia, gli scultori Moore e Manzù (che gli dedicò il monumento funebre in cui è sepolto), i musicisti come Nono, i poeti come Pasolini, Montale, Neruda, i registi come Visconti, De Sica, i maestri della pittura come Picasso, Sutherland.

Era il 1931 quando Roma ospitò la prima opera di un diciannovenne Guttuso, in occasione della prima Quadriennale. Ancora a Roma trovò riparo negli anni della Resistenza, che costituirono per lui occasione di esperienze di vita che presto tramuterà in arte. In questo legame passionale con Roma, nascono opere come “La visita della sera”, che ritrae un paesaggio cittadino urbano e languido.

Anche l’attualità fece la sua comparsa in modo prepotente tra le sue sensibili pennellate. “I funerali di Togliatti” è oggi una sorta di spaccato di un’epoca, cui si affiancano quadri di vita popolare come “La fuga dall’Etna” e “La Vucciria”, dedicato al famoso mercato palermitano.

Daniele Stefanoni

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