“Antonio e Cleopatra e io: amore nel presente, parole del passato”

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Dal 17 ottobre fino al 4 novembre, presso il teatro Nuovo Colosseo di Roma alle 21, andrà in scena “Antonio e Cleopatra e io”, il nuovo spettacolo della compagnia Casa dei Racconti diretto e interpretato da Duccio Camerini con Salvo Lombardo, Tullia Daniele e Barnaba Bonafaccia.

In “Antonio e Cleopatra e io”, Camerini si avvale di una riscrittura scenica contemporanea dell’immortale classico: un “classico contemporaneo” che pur rimanendo fedele all’opera shakespeariana, grazie alla traduzione di Giovanni Lombardo Radice, trasloca nel presente dando vita ad un’originale riflessione sull’amore e il tradimento ai giorni nostri… con le parole di Shakespeare.

Si tratta di una commedia/tragedia sull’impossibilità di stare insieme fino in fondo, dove si esamina la condizione maschile e femminile, lo scambio dei ruoli, le assurdità, le insidie, le emancipazioni, i fallimenti: contrasti ideali (come spesso in Shakespeare) per esaminare gli equilibrismi esistenziali dell’uomo e della donna di oggi. Si è detto a volte che “Antonio e Cleopatra” sono “Romeo e Giulietta” da grandi.

È l’amore adulto, l’amore che non fa più i conti solo con la passione, ma che deve confrontarsi con la durezza della vita, la vita che slitta. Ma c’è qualcos’altro nel rapporto tra Antonio e la sua Regina, a renderlo struggente di una qualità tutta sua: le guerre che hanno dichiarato contro il resto del mondo e contro sé stessi dichiarandosi amore.

Niente affatto una storia eroica e divina, ma una contesa privata, da camera da letto, per fare il punto sull’amore (parola che sempre più ama nascondersi) e lo scontro dei sessi.

Lo spettacolo è ambientato in un teatro, dove una compagnia si è riunita per provare “Antonio e Cleopatra”: una delle più grandi storie d’amore mai raccontate deve così fare i conti con i dubbi, le incertezze, i ripensamenti, le meschinerie degli attori, mentre allarmanti coincidenze emergono tra i personaggi in carne ed ossa e quelli di carta… dove finisce il teatro, dove comincia la vita?

Il teatro è vita già vissuta? La vita è teatro già scritto? Il teatro è finzione proprio in quanto gli attori vogliono illudersi di “non” essere i personaggi? Davvero l’amore raccontato da Shakespeare può riguardare anche noi?