Michele Placido, re padre e padrone

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Michele Placido porta in scena “Re Lear”. Da stasera al 28 ottobre l’attore sarà il protagonista della tragedia shakesperiana in scena al Quirino, in uno spettacolo di cui ha curato la traduzione e l’adattamento insieme a Marica Gungui e la regia con Francesco Manetti.

Scritto all’inizio del Cinquecento prendendo spunto dalla figura di un leggendario antico re della Britannia e mischiato poi con un fatto di cronaca, “Re Lear” è un dramma che esplora la natura stessa dell’esistenza umana. Amore, dovere, potere, perdita, bene e male: fra i suoi versi c’è il racconto della fine di un mondo, il crollo delle certezze di un’epoca, con lo sgomento dell’essere umano messo di fronte all’imperscrutabilità delle leggi dell’universo.

Ormai anziano, Lear vuole dividere il proprio regno tra le figlie, Goneril, Regan e Cordelia, affidandolo loro tante più terre quanto maggiore sarà la loro capacità di esprimere a parole il proprio amore filiale. Un equivoco lo porterà a perdere l’amata Cordelia e a lasciarsi adulare dalle altre due figlie. Divenuta sposa del re di Francia, Cordelia torna per invadere il paese e combattere contro le sorelle usurpatrici per restituire al padre il trono. Una spirale di vendette, tradimenti, amori e pazzia si dipana fino alla tragica conclusione, intrecciando le vicende del re con quelle della famiglia del duca di Gloucester.

«Con Lear è il mondo intero che va fuor di sesto, la natura scatenata e innocente riprende il suo dominio, riporta gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti, in balia di freddo e pioggia a lottare per la propria sopravvivenza, vermi della terra – scrivono Placido e Menetti – È qui che può cominciare un crudele cammino d’iniziazione: resi folli o ciechi per non aver saputo capire o vedere, Lear e il suo alter ego Gloucester, accompagnati da figli che si son fatti padri, giungeranno finalmente a capire e vedere».

Chiara Cecchini