Quel bimbo conteso tra i genitori come in un derby

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Diciamolo subito: i tribunali dei minori sono pieni di casi simili a quello di cui discutiamo da una settimana. Un bambino conteso dai genitori, che lo usano per proseguire la loro guerra privata, assolutamente sordi alle necessità del minore. Se oggi però parliamo della storia del bambino di Cittadella, lo facciamo solo ed unicamente perché abbiamo visto quelle foto, perchè il filmato di quel bambino trascinato via mentre urlava ci è entrato nel cuore e non riusciamo a togliercelo dalla testa.

Ieri quelle immagini diffuse da youtube hanno superato il milione di contatti: siamo evidentemente anche un popolo di vouyer, pronto a curiosare e a schierarci da una parte e dall'altra, come al bar il giorno dopo il derby. Ma qui non è un derby, diceva ieri nel suo collegamento da Milano con Uno Mattina il presidente dell'Osservatorio sui minori Antonio Marziale. Qui ci sono in gioco i sentimenti di un bambino e la sua salute psicologica messa a durissima prova anche da una burocrazia legale incapace di trovare una soluzione meno dolorosa per un caso così difficile.

Francamente non ci interessa sapere se ha ragione il papà o la mamma. Credo invece che siano importanti le ragioni del bambino. il professor Luigi Cancrini ha sostenuto che (a differenza di quanto ha stabilito una discutibile perizia tecnica) ad aver problemi di tipo psicologico non è il bambino, sanissimo a suo giudizio, ma forse i genitori. Allora il punto è questo: una legge che si occupi di minori è giusta quando è disegnata a tutela del soggetto più debole. Una legge giusta, nel caso del bambino di Cittadella, avrebbe costretto i genitori ad andare in cura da uno psicanalista e trovare una soluzione alle tensioni che li dilaniano. E insieme ai genitori, magari (aggiungo io), anche la zia e i nonni che facevano la ronda a scuola per impedire al padre, alla polizia, agli psicologi di avvicinarsi al bambino.

Ma davvero credono di aver aiutato quel bambino urlando e imprecando contro gli psicologi e il padre? Un grande psicologo dell'età evolutiva dice che per educare i bambini non bisogna dire loro che cosa devono fare: occorre che lo facciamo prima noi adulti. È con l'esempio che i bambini imparano. Cosa hanno immaginato di insegnar a quel bambino i suoi parenti?

Elisa Isoardi