Tracce di mafia

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E’ un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea il reportage fotografico “Corpi di reato”, in mostra da oggi alle 17 all’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (nell’ambito del Festival Iternazionale di Fotografia).

Realizzato da Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, il progetto si interroga su come rappresentare oggi l’infiltrazione delle mafie nel tessuto produttivo dello stivale, e in quale modo restituire l’immagine di un simile controllo su ampie parti del territorio e delle vite dei singoli cittadini.

Attraverso l’immagine fotografica si ridà una forma visibile ai fenomeni mafiosi, con un filo visivo che unisce la stagione cruenta di vent’anni fa alla zona grigia dove i fenomeni mafiosi prosperano oggi. Dopo gli anni Novanta e il culmine della stagione stragista, la criminalità organizzata in Italia ha progressivamente cambiato volto, confondendosi sempre di più nell’intelaiatura politica ed economica del paese. Tanto che da tempo la mafia viene percepita come una realtà dispersa, multiforme, invisibile.

Corpi di reato” contrasta proprio questa dispersione, per ridare alle mafie un orizzonte percepibile seguendo i tanti segni lasciati anche solo geograficamente, come testimonia la foto emblematica che ritrae la cosiddetta “collina del disonore” di Pizzo Sella (Palermo).

Negli anni ’70 una ditta di costruzioni vicina alla famiglia del boss Michele Greco ottenne le concessioni per costruirvi 170 villette, che una sentenza del 2001 ha giudicato abusive ordinandone la confisca, revocata nell’aprile 2012 dalla Corte di Cassazione, che attribuì la buona fede agli acquirenti, non più punibili così con il sequestro. Ma l’esposizione – in programma fino al 23 novembre – denuncia anche il vuoto e l’assenza provocati dall’azione criminale: aule deserte di comuni commissariati, cantieri sequestrati, le mappe disegnate dalle indagini di polizia, gli avvistamenti dei latitanti e i presunti covi.