Roma, la culla del cinema Mediterraneo

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Dai Balcani, lungo i confini del Sahara, fino alle porte d’Oriente. Le sfaccettature dell’ampia e controversa area del Mediteraneo raccontate in circa cento pellicole – fra lungometraggi, documentari e cortometraggi – in proiezione al MedFilm, il festival dedicato alle realtà cinematografiche dei paesi – quaranta – che circondano l’Italia.

La storica kermesse della capitale quest’anno diventa maggiorenne e per la sua diciottesima edizione si pregia del patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha anche donato una targa di riconoscimento agli organizzatori per il loro impegno di integrazione sul territorio.

In programma da oggi al 28 ottobre all’Auditorium della Conciliazione, sede dell’apertura e del galà conclusivo, e alla Casa del Cinema, che ne è invece il cuore pulsante, la manifestazione propone come di consueto due focus dedicati alla sponda nord e a quella sud del bacino marino. A rappresentare le due aree, da una parte la Slovenia, paese cinematograficamente fra i più vitali in Europa, dall’altra Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Turchia e Libano, da cui si avranno testimonianze dirette della Primavera araba a un anno di distanza dal suo inizio. A inaugurare il festival “Noor” di Çağla Zencirci e Guillaume Giovanetti: la coproduzione francoturcopakistana è una favola “on the road” – in anteprima mondiale – che racconta di un uomo in cerca dell’amore e di una nuova identità.

Anche l’Italia è presente in rassegna con due capofila del nuovo documentario, Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, gli autori di “Le cose belle”: un film ma anche un imperativo morale e civile di riscatto proprio del “cinema del reale”.

Attesi in calendario anche la tragicommedia slovena “The Parade”, diretta da Srđan Dragojević e campione di incassi in Serbia (il rocambolesco tentativo di organizzare un gay pride a Belgrado da parte di una coppia omosessuale che vuole rivendicare il proprio diritto ad amarsi) e l’acclamatissimo all’ultimo festival di Cannes “Beyond the hill” (oltre le colline), coproduzione turcogreca che narra, in generale, la paura dell’altro indagando, in particolare, la fobia nei confronti dei nomadi. Che pur non comparendo mai nel film (sono “nemici” invisibili) rappresentano un autentica ossessione per i protagonisti. Il calendario completo al sito: www.medfilmfestival.org.

Fra. Ga.

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