A Modern Safari in the U.S.A.

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Saloon dell'Arizona, ora di punta del pomeriggio, a ridosso del tramonto. D'un tratto la porta si apre, entrano quattro ceffi sconosciuti, guardati malissimo dai giramondo con le birre in mano. Istanti di silenzio. Poi uno di quelli tira fuori la chitarra, un altro due percussioni, un altro ancora il basso acustico ed il quarto si sbottona la camicia, prima di iniziare a cantare. A quel punto il clima cambia e la taverna si riempie di blues, folk e country, sonorità che da sempre hanno fatto la storia del sud degli Stati Uniti e la fortuna di gente come Lynyrd Skynyrd, Bruce Springsteen, Band Of Heathens e Steve Earle. Quei tipi dalla barba lunga e dai mille tatuaggi che prima promettevano male riprendono ora a fare festa, accompagnati dalle note degli A Modern Safari. Che di americano hanno soltanto il sound. Sarebbe lo scenario ideale per loro, altrochè. Daniele e Simone Marini, Marco Ciccone e Cristiano Suriano sono di Roma, tutto un altro mondo, e suonano insieme dal 1993 per rievocare quella che molti anni fa rappresentava una parte di musica sociale, che univa la gente oltre che coinvolgerla. L'album di nove tracce “First Time Again” è ciò che di concreto hanno realizzato finora i quattro capitolini, alla ricerca continua di date live per promuovere il loro progetto a Roma e nel resto d'Italia. Sfondare con questo genere di musica è al giorno d'oggi una chimera insormontabile, ma data l'età dei “ragazzotti” della band si è pronti a scommettere che non sono i sold-out nei palasport e le macchine da 100.000 dollari (non Euro, perchè se suoni blues devi campare oltreoceano) gli obiettivi degli A Modern Safari. Finchè avranno anche solo un briciolo di energia penseranno solo a suonare. E basta.

Marco Reda

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