Gli anziani? Una risorsa da non “rottamare”

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La buona notizia è che l’aspettativa di vita nel nostro paese si è allungata: gli uomini vivono in media 79 anni, le donne 84. La cattiva notizia è che sono in aumento le malattie croniche legate alla senescenza. Quindi, mi chiedo, a che serve vivere tanto se poi la vecchiaia si riduce a sofferenza?

A questo pensavo sabato scorso ad Acqui Terme mentre ascoltavo Mario Cervi, decano dei giornalisti italiani, già vice direttore del Giornale (per il quale continua a rispondere alle lettere dei lettori) che veniva intervistato da Franco di Mare, con cui presentavo il Premio Acqui Storia. La lucidità, l’ironia, il garbo, la simpatia e la freschezza di questo ragazzo di 92 anni che ribatteva a tono a domande incalzanti era disarmante e sorprendente. Ecco, ho pensato, non so se ci arriverò a 90 anni, ma se dovessi vorrei arrivarci così, con lo stesso humour e la stessa velocità di pensiero.

I nostri anziani andrebbero apprezzati per il formidabile bagaglio di esperienza, di storia e di cultura del quale sono portatori, perché sono come biblioteche viventi, archivi storici, ricchezza da non sprecare. Il più grande rimpianto che ho è quello di non aver avuto l’opportunità di ascoltare come avrei voluto i racconti di mio nonno Emilio, che sarebbero stati l’indirizzo della mia vita. Per me si è trattato di un’occasione perduta. I tempi in cui viviamo hanno quasi cancellato questo passaggio di testimone che una volta, in tutte le famiglie, era quasi naturale. Oggi, invece, gli anziani sono spesso dimenticati. È per questo che non apprezzo l’idea di “rottamare” esseri umani. Capisco la necessità di un ricambio generazionale, ma fare a meno della conoscenza di chi c’era prima  mi sembra uno spreco e mi spaventa anche un po’ .

Elisa Isoardi