Sul palco il racconto degli ultimi 57 giorni di vita di Paolo Borsellino

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I cinquantasette giorni di vita dopo la morte di Giovanni Falcone. Gli ultimi cinquantasette giorni, aspettando la sua di morte. “Paolo Borsellino. Essendo Stato” è il titolo dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Ruggero Cappuccio e in scena al Teatro Arcobaleno da stasera al 28 ottobre.

Il racconto intenso del breve periodo passato dal giudice dopo la strage di Capaci; la storia drammatica di un uomo rimasto solo; di un sopravvissuto e di un condannato a morte. In quei cinquantasette giorni Borsellino visse da ostaggio, di sè e dello Stato, della politica e di Cosa Nostra. Naufrago consapevole in un’indifferenza collettiva che fu pronta da subito a seppellire la verità, o addirittura a negarla. Senza Falcone, senza l’uomo che lui stesso definiva “il suo scudo”, il magistrato elaborò la certezza matematica della propria fine. Eppure decise di rimanere in Sicilia, nella sua Palermo: fedele a un’idea, a Falcone, a se stesso.

A condividere questa sua coscienza dell’irreparabile fu innanzitutto il mondo femminile, composto da sua madre, sua moglie, sua sorella, le sue figlie, ma anche dal figlio Manfredi. Loro furono i coprotagonisti silenziosi di un destino feroce dal finale giá scritto; di una sfida alla dignità segnata sin dapprincipio. Proprio alla dignitá inneggia la pièce di Cappuccio, a quella di chi vuole continuare a piangerlo, di chi non vuole smettere di amarlo. Di chi rimane fedele a un’idea, a sè e a Paolo Borsellino.

Fra. Ga.